15 luglio, 2008

FERMIAMO L’ATTACCO AI LAVORATORI PUBBLICI!!

SU LA TESTA!! FERMIAMO L’ATTACCO AI

LAVORATORI PUBBLICI!!

Approfittando della stagione estiva, il Governo Berlusconi ha approvato a fine giugno il decreto legge n. 112, un decreto che avrà ripercussioni pesantissime sul personale e sui servizi della pubblica amministrazione.

Nei mesi scorsi la campagna contro i “fannulloni” della Pubblica Amministrazione è servita non solo per diffamare mediaticamente il personale pubblico, ma anche per costruire nel paese un clima favorevole per comprimere i diritti, avviare privatizzazioni, riduzioni di organici e di salario: provvedimenti tutti presenti nel DL n. 112. Riduzione degli organici, blocco del turn over fino al 2013, una assunzione per ogni 10 pensionamenti, fine dei processi di stabilizzazione dei precari.


Nuove privatizzazioni, riduzioni di posti di lavoro con chiusura di uffici e accorpamenti. Aumenteranno i carichi di lavoro.

Chi si ammala è perduto! Si parte dall’equazione malato = assenteista, per cui chi è in malattia si vedrà corrisposto solo la paga tabellare senza indennità e salario accessorio. La fascia di reperibilità sarà allargata dalle 8 alle 20 con un’ora d’aria (pardon di pausa, chissà perché viene da pensare al famigerato articolo 41-bis per i detenuti mafiosi…),

Non ci sono i soldi per il rinnovo dei contratti pubblici. L’ inflazione prevista per il 2008/09 è pari al 3,2% mentre l’Istat rileva, per il solo 2008, il 3,6% e l’inflazione reale viaggia in realtà oltre il 5% (vedi i rincari di petrolio e di tutti i generi di prima necessità).

Come se non bastasse la scure dei tagli si abbatterà sul salario accessorio con la riduzione, per il 2007, del 10% dei Fondi di amministrazione rispetto a quelli del 2004, e la disapplicazione di tutti i fondi a partire dal 2008. Insomma retribuzioni base da terzo mondo e,niente salario accessorio!!

Ed ulteriori tagli agli enti locali, alla sanità, e a tutti i ministeri sono già annunciati nel DPEF. Lorsignori pensano di rendere più produttiva la P.A. tagliando i servizi, i nostri salari ed attaccando i nostri diritti?

FERMIAMOLI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

I Cobas aderiscono il 16 luglio allo sciopero di 2 ore (dalle 12 alle 14) nelle Agenzie Fiscali e invitano i lavoratori a a partecipare al presidio di Roma, davanti al Parlamento, delle ore 13.

30 giugno, 2008

Verso la Finanziaria 2008

FINANZIARIA 2008: TANTO TUONO’ CHE PIOVVE…

Dopo l’approvazione a tempo di record del DPEF (9 minuti e ½), la Camera ha approvato il 25 giugno un decreto legge di anticipazione della legge finanziaria 2009, che corpo e sostanza a quanto già delineato nel DPEF: inutile dire che una particolare attenzione è stata riservata ai dipendenti pubblici…

Dietro la propaganda volgare e mistificante sulla meritocrazia, sulla produttività e l’innovazione del P.I., si nascondono ulteriori tagli (oltre 9 miliardi per gli enti locali, 5 miliardi nella sanità con l’introduzione dei vergognosi ticket e, udite, udite circa 32 miliardi di tagli che interesseranno tutti i ministeri ), nuove privatizzazioni con gli enti pubblici trasformati in aziende, blocco delle assunzioni, soppressione degli uffici e riduzioni delle dotazioni organiche, nessuna stabilizzazione per i precari, ulteriore riduzione dei fondi della contrattazione integrativa (e pensare che CGIL, CISL e UIL discutono con il governo per demolire il CCNL e spostare le risorse nella contrattazione integrativa…) e, ciliegina sulla torta, l’inflazione programmata cui ancorare gli aumenti contrattuali stabilita nella misura dell’1,7% nel 2008 e dell’ 1,5% negli anni a venire. Proprio mentre aumentano vertiginosamente le bollette di luce, acqua e gas e l’Italia si segnala al penultimo posto tra i paesi della UE per quanto riguarda le retribuzioni…

L’emergenza salariale strombazzata durante la campagna elettorale si riduce alla previsione di una carta di povertà (una vera e propria elemosiny card che attesterà e certificherà la condizione di povertà) con uno sconto spesa di 400 euro l’anno (1,09 euro al giorno) per i pensionati più poveri: insomma i super poveri dovrebbero spendere di più per usufruire di maggiori sconti spesa.
Particolarmente
odiose, poi, le misure contenute nel decreto legge per quel che riguarda le assenze per malattia ed il part time: nel caso di malattie superiori a 10 giorni e comunque dopo il secondo evento di malattia nel corso dell’anno, l’assenza dovrà esser giustificata dalla struttura sanitaria pubblica. E comunque, a prescindere dalla durata della malattia, per i primi dieci giorni non sono corrisposte indenni ed emolumenti e tali disposizioni non potranno essere derogate dai contratti collettivi. Inoltre la fascia di reperibilità durante le malattie si allunga a dismisura dalle ore 8.00 alle 13,00 e dalle 14 alle 20. Si parte, in sostanza, dall’illazione che il dipendente pubblico è assenteista per tendenza e così si attenta al diritto alla salute costituzionalmente garantito nonché alla digni del lavoratore stesso. Per quel che riguarda il part time, poi, la concessione sarà subordinata alla discrezionalità dell’amministrazione di appartenenza .Insomma tra misure draconiane che criminalizzano il lavoratore pubblico consegnandolo alla gogna mass mediatica ed il disinvestimento nella P.A. attraverso la riduzione della spesa statale, si manifesta il vero intento della vulgata antidipendenti pubblici: creare un clima di intimidazione tra i lavoratori pubblici e liquidare la P.A creando le condizioni per renderla improduttiva al fine di giustificare l’ingresso
,dei privati nei servizi pubblici. E d’altronde come si può da un lato parlare di produttività e rilancio del settore pubblico e dall’altro linciare quotidianamente il personale pubblico e continuare a tagliare risorse e servizi pubblici? I servizi sociali diverrebbero terreno di scorribanda per i privati, equiparati a qualsiasi prodotto da privatizzare e da erogare solo dietro compenso economico.

A fronte di questo attacco non si può rimanere inerti, occorre uno scatto di dignità: bisogna ripartire dai diritti dei lavoratori pubblici e dalla difesa del servizio pubblico cominciando a scaldare i motori per un grande sciopero generale in autunno: uno sciopero che faccia veramente paura al governo e a tutti i detrattori del servizio pubblico.

22 febbraio, 2008

Riforma della struttura contrattuale: di male in peggio….

Nei giorni scorsi Cgil Cisl e Uil, hanno presentato le “linee di riforma della contrattazione”, iniziando a raccogliere firme per il recupero del potere di acquisto di salari e pensioni. Il documento presentato traccia le linee di un vero e proprio nuovo patto sociale che, addirittura, rivede in peius gli accordi del luglio 1993 e accoglie in toto la ricetta tanto cara alla Confindustria: liquidazione del contratto collettivo nazionale e salari agganciati alla produttività.
Ed infatti, lungi dall’ affrontare l’emergenza salariale, i contenuti del documento di CGIL, CISL e UIL, costituiscono, invece, l’ennesimo attacco alla condizione salariale di milioni di lavoratori pubblici e privati….

I due livelli di contrattazione

Gli assi su cui si basano le linee di riforma della struttura contrattuale, sono 2:
1) il ridimensionamento del Contratto collettivo nazionale (CCNL), ridotto ad un semplice “centro regolatore dei sistemi contrattuali a livello settoriale”;
2) il potenziamento del secondo livello di contrattazione, anche attraverso misure aggiuntive di detassazione, per accedere al quale, sarà necessario raggiungere determinati parametri di “produttività, qualità redditività, efficienza”.
In sintesi, si vuole smantellare il CCNL e quegli elementi universalistici e di solidarietà di cui è portatore, non prevedendo più aumenti salariali (se pur miseri) uguali per tutti, ma bensì ancorando il salario al raggiungimento di determinati parametri. Nella sostanza, quindi, si scarica il rischio dell’ organizzazione del lavoro o il rischio di impresa nel settore privato, sui lavoratori stessi, trasformandoli in lavoratori a cottimo.
Insomma, CGIL, CISL e UIL, dopo aver falcidiato le nostre retribuzioni con la sottoscrizione degli accordi del luglio 93, che hanno ingabbiato gli aumenti contrattuali al rispetto dell’inflazione programmata (nella sostanza ciò ha comportato una perdita secca del 30% delle retribuzioni dei dipendenti pubblici negli ultimi 16 anni), invece di rafforzare il CCNL liberandolo dalla gabbia dell’inflazione programmata, si vogliono liberare del CCNL!!
La verità è che negli ultimi 16 anni abbiamo perso ogni meccanismo di adeguamento delle retribuzioni al costo della vita.
Nel 1993 si sono inventati la c.d. inflazione programmata per dispensare aumenti salariali irrisori, oggi, nelle linee di riforma della struttura contrattuale, si inventano “la inflazione realisticamente prevedibile” (ma qual è la differenza?!).
Non una parola sulla reintroduzione della scala mobile quale unico strumento per salvaguardare il potere di acquisto dei salari falcidiato dall’aumento del costo della vita!
A questo si aggiunga che tra le linee di riforma è previsto anche il passaggio della biennalità alla triennalità dei rinnovi contrattuali: da un lato si dice di voler aumentare le retribuzioni, e dall’altro si allungano i termini per i rinnovi contrattuali!!
Non una parola viene poi spesa sui processi di privatizzazione ed aziendalizzazione, limitandosi a parlare di rafforzamento delle normative su appalti, cessioni di rami di azienda.
Ma di quali normative stiamo parlando, visto che aumentano incidenti, morti sul lavoro e sfruttamento, mentre salari e pensioni diminuiscono progressivamente?
E che dire poi dei contratti applicati agli esternalizzati che sono contratti da fame costruiti (come quelli delle cooperative e del multiservizi) solo per ridurre gli stipendi? Di queste ed altre cose non si parla nelle “linee guida”!
Cade, poi, il mito della indennità di vacanza contrattuale come strumento per dare certezza al rispetto delle scadenze contrattuali, e si parla di generiche penalizzazioni in caso di ritardo nei rinnovi.
Anche in questo caso viene aggirato il vero problema: se veramente CGIL, CISL e UIL hanno a cuore il rispetto della tempistica dei rinnovi contrattuali, sarebbe sufficiente stabilire un aumento automatico delle retribuzioni alla scadenza dei termini per i rinnovi contrattuali. Allora sì che i contratti sarebbero firmati rispettando le scadenze!

La riduzione delle tasse sul lavoro dipendente.

Tutto il fronte sindacale e politico, sembra aver trovato la ricetta miracolosa per rilanciare le retribuzioni: ridurre le tasse sul lavoro dipendente.
Ma cosa c’entra la riduzione dell’imposizione fiscale con il potere di acquisto dei salari?
Assolutamente niente!!
Semplicemente si vuole elargire qualche manciata di euro ai lavoratori dipendenti attraverso una riduzione delle tassazione, facendo ricadere l’accrescimento delle retribuzioni sulla fiscalità generale (magari poi provvedendo a tagliare i servizi sociali).
Altro che redistribuzione del reddito, in questa maniera le Amministrazioni pubbliche e le imprese non tirerebbero fuori dalle loro tasche neanche un euro per dare respiro ai nostri stipendi!
Senza considerare, poi, che, una volta abbassata l’aliquota sui redditi da lavoro dipendente, rimarrebbe irrisolto il problema principale: l’adeguamento delle retribuzioni al costo reale della vita.

Lo smantellamento del CCNL costituisce un ulteriore attacco alle retribuzioni dei lavoratori pubblici.
La riduzione delle tasse è la classica foglia di fico, e non restituirà tutto ciò che ci è stato sottratto in 16 anni di concertazione.

L’unico strumento per adeguare i nostri salari al costo della vita è la reintroduzione della scala mobile.

12 gennaio, 2008

Rinnovo contratti: quanto dovremo ancora attendere?

La trattativa tra Cgil, Cisl Uil e Governo per far fronte alla c.d. emergenza salariale, procede nel peggiore dei modi…I temi trattati sono a tutti noti (riforma della pubblica amministrazione, contratti, potere di acquisto dei salari) ma le soluzioni prospettate sono alquanto preoccupanti.
Allo stato attuale, dopo avere ventilato uno sciopero generale (ma con quali obiettivi, quale piattaforma e poi dove stanno le proposte dei delegati??), Cgil, Cisl e Uil sembrano oggi soddisfatte dell'avvio di un percorso concertativo che dovrebbe partire a marzo, mese previsto per la trimestrale di cassa e le verifiche contabili da parte del Governo.Si discute ancora una volta sulla pelle dei lavoratori senza il loro coinvolgimento reale, siamo tutti spettatori virtuali delle dichiarazioni televisive e delle sceneggiate di sindacalisti e ministri.
Si dice di volere legare gli aumenti salariali alla crescita della produttività ma ciò che non si dice è che, in questi anni, la riduzione del personale, l'aumento delle ore lavorate, la flessibilità contrattuale e oraria (sia nel Pubblico impiego che nel privato) hanno determinato una reale crescita della produttività a favore delle imprese senza che nulla sia tornato nelle tasche dei lavoratori.

La questione del reale aumento dei salari, attraverso risorse fresche in busta paga, è completamente assente da questa trattativa: CGIL, CISL e UIL, insistono sulla riduzione delle tasse da far ricadere sulla fiscalità generale.
E, dietro l'angolo abbiamo la richiesta già avanzata dall’ingordo Montezemolo di ulteriori sgravi fiscali a beneficio delle imprese (gli ennesimi dopo aver già ottenuto la riduzione del cuneo fiscale nella finanziaria 2006 e la defiscalizzazione degli straordinari con l’accordo sul welfare del 23 luglio). Affidare ogni intervento alla riduzione delle tasse significa non affrontare la questione salariale e lasciare fuori dalla trattativa oltre 1 milione e mezzo tra co.co.co e precari di vario genere che vedrebbero peggiorate ulteriormente le loro condizioni salariali, di lavoro e di vita.
Insomma, invece di intervenire per ripristinare un meccanismo automatico di recupero del potere di acquisto di pensioni e salari (insomma una nuova scala mobile per la quale abbiamo raccolto due anni fa migliaia di firme a sostegno di una proposta di legge) quale unico e solo strumento per salvaguardare le nostre retribuzioni dall’inflazione, si fa leva sulla fiscalità generale.
Eppure, negli ultimi 6 anni, un imprenditore in media, ha aumentato il proprio reddito annuale di circa 11 mila euro mentre impiegati ed operai hanno perso tra i 2 e 3 mila euro.
Basteranno una manciata di euro da ottenere con la riduzione delle tasse sul lavoro dipendente, per recuperare potere di acquisto? Noi crediamo di No, per questo la trattativa di Cgil, Cisl e Uil parte con il piede sbagliato
E che dire, poi di tutti i contratti scaduti nel settore pubblico e privato (circa 6 milioni di lavoratori) su cui CGIL, CISL e UIL, non spendono neanche una parola?
E’ più che mai necessario:

· Coinvolgere i lavoratori del settore pubblico nella costruzione di una piattaforma (vincolante) senza barattare il recupero del potere di acquisto con la riduzione delle spese sociali;
· Rinnovare i contratti nella pubblica amministrazione con aumenti in base alla inflazione reale e non programmata;
· Non penalizzare il contratto nazionale aumentando invece le materie oggetto di contrattazione sia sul piano nazionale che decentrato;
· Non regalare altri soldi alle imprese aumentando invece salari e pensioni perchè dalla loro crescita dipende la ripresa dei consumi;
· Non accettare una riforma della pubblica amministrazione il cui scopo sia solo tagli occupazionali e nuove privatizzazioni che hanno determinato aumento delle tariffe di acqua, gas e più in generale di tutte le tariffe locali.

15 dicembre, 2007

Assenteismo e morti sul lavoro

“Statali assenteisti e pure fannulloni” Repubblica 5 dicembre. “L’assenteismo è l’altra faccia della mancanza della cultura del merito…” Cordero di Montezemolo.
Da tempo si è aperta la caccia allo statale fannullone e non manca giorno che televisione, giornali e radio non ci tengano informati sulla questione. La campagna contro gli statali fannulloni è alimentata dalla politica e dai nostri amministratori, perché consente di dare una veste di legittimità e di efficienza a scelte che rispondono ad un’altra logica: la riduzione delle spese coincide con la riduzione del personale e degli standard minimi di sicurezza; l’efficienza con le esternalizzazioni; il lavoro precario sottopagato al posto di quello stabile o di quello di chi è andato in pensione. Sarebbe interessante fare alcune domande ai protagonisti di questa campagna, a cui evidentemente sta molto a cuore l’efficienza, il merito e l’interesse dei cittadini. A Cordero di Montezemolo (che straparla contro i dipendenti pubblici, senza minimamente conoscere come si svolge il lavoro nelle amministrazioni pubbliche), sarebbe interessante chiedere quale sia la cultura del merito nel sistema impresa che rappresenta, se cioè i disastri Parmalat, Cirio, Telecom ed altri, unitamente al sistema bancario che le sorregge, siano episodi isolati. E sarebbe interessante chiedergli un’analisi sulle ragioni di quanto è accaduto alla ThyssenKrupp di Torino, per comprendere se considera l’accaduto una “fatalità” o il frutto avvelenato di un sistema che sacrifica tutto (la salute e la vita) in nome del profitto e della produzione… Agli amministratori locali sarebbe interessante chiedere quale sia la loro cultura del merito quando devono scegliere i dirigenti, gli amministratori di società appositamente create per trovare collocazione al personale politico, o per stabilire i compensi delle consulenze… Ma le ragioni vere di questa ossessiva campagna contro il pubblico impiego le ha chiarite un rappresentante di Confindustria, (in una recente intervista a “Primo piano”), quando ha detto che il costo del lavoro per le imprese è troppo alto (!), e che la sua riduzione sarebbe possibile “utilizzando il bacino del pubblico impiego come una risorsa”, nel senso di procedere ad una suo “svuotamento”, cioè a una drastica riduzione delle risorse destinate ad esso e allo Stato sociale. Ovviamente a favore delle imprese. Quindi: finanziamenti per i servizi pubblici no, per profitti privati, si! Ecco la ragione della campagna strumentale contro gli statali fannulloni. Non consente repliche (perché chi argomenta diversamente difende i fannulloni!!), incontra gli umori popolari che hanno sempre bisogno di spiegare i propri mali con ricette semplici, e poi non fa puntare il dito sul vero operato di imprenditori, dirigenti o di politici che applicano agli altri la logica del “meno siamo più produciamo”, e a se stessi quella di moltiplicare posti e retribuzioni. E privilegi…

02 dicembre, 2007

Emergenza salariale

EMERGENZA SALARIALE NEL PUBBLICO IMPIEGO

Ormai lo dicono tutti: i salari in Italia sono troppo bassi. Lo dice la Banca d'Italia e la Confindustria, lo dice l’IRES (Centro Ricerche Economiche Sociali della Cgil) che, scoprendo l’acqua calda, denuncia che tra il 2002 e il 2006 ogni retribuzione in Italia ha perso potere d’acquisto per circa 2 mila euro. Ma soprattutto questa situazione la vivono sulla propria pelle tutti quei dipendenti pubblici che non arrivano alla quarta settimana del mese...Una crisi salariale ulteriormente acuita dal cronico ritardo con cui vengono rinnovati i contratti pubblici: del settore pubblico è stato sottoscritto solo il contratto dei ministeriali, mentre agenzie fiscali, enti locali e parastato attendono ancora la sottoscrizione dei contratti scaduti oramai da 23 mesi!. E l’intesa di maggio sottoscritta da Governo e CGIL, CISL e UIL, cui i rinnovi contrattuali di comparto faranno riferimento, prevede aumenti pari a circa 60 euro netti (sic!), liquida 13 mesi di arretrati (tutto il 2006 e il mese di gennaio 2007) con 11 euro al mese di indennità di vacanza contrattuale, e, dulcis in fundo, prevede la triennalizzazione dei rinnovi contrattuali.
Ma l’elemento più sconcertante è che l’emergenza salariale diviene il pretesto da parte della Confindustria per rilanciare la solita ricetta, incontrando subito la disponibilità di CGIL, CISL e UIL: svuotamento del contratto collettivo nazionale e potenziamento del secondo livello di contrattazione (ovvero ancora meno soldi al salario contrattato nazionalmente a vantaggio della produttività). Insomma l’emergenza salariale per Confindustria e per CGIl, CISL e UIL, non si risolve agganciando la retribuzione al costo reale della vita, ma impoverendo ulteriormente i rinnovi contrattuali nazionali!!! Ma come stanno realmente le cose? Se oggi la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti (pubblici e privati) non arriva a fine mese questo avviene non certamente a causa del contratto nazionale, ma, al contrario, perchè gli accordi sindacali del 1992-1993 (la c.d. concertazione) hanno cancellato la scala mobile, cioè l’adeguamento automatico dei salari al costo reale della vita, ingabbiando i rinnovi contrattuali al meccanismo truffaldino dell’inflazione programmata che è meno della metà dell’inflazione reale.
Se realmente tutti questi signori (Confindustria, Banca d’Italia e CGIL, CISL e UIL) hanno a cuore (ma quando mai?) la sorte economica dei lavoratori, c’è solo una strada da percorrere: riconoscere il fallimento della concertazione e reintrodurre un meccanismo che riallinei i salari al costo della vita. E tutto ciò mentre si riempiono le tasche dei dirigenti, e l’attuale governo discute se porre o meno il limite di 274.000 euro annui (ovvero 20.000 euro mensili!) come tetto alle retribuzioni dei dirigenti. E’ giunto il momento di risollevare la testa proprio a partire dai rinnovi contrattuali nel settore pubblico riaprendo la partita per i rinnovi dei contratti nazionali che si pongano l’obiettivo di andare oltre gli accordi siglati da CGIL, CISL e UIL.La strada da percorrere è il rifiuto dei contratti al ribasso propostici dai sindacati di governo e nello stesso tempo costruire in ogni ente/ufficio/amministrazione delle piattaforme rivendicative e contrattuali alternative con gli obiettivi della difesa del contratto nazionale, della salvaguardia del potere di acquisto dei salari e l’allargamento del potere contrattuale.
Contro salari di fame e precarietà, rompiamo la gabbia della concertazione!

24 novembre, 2007

Comunicato stampa - Risultati delle elezioni RSU 2007 nel Pubblico Impiego

Comunicato stampa

Risultati delle elezioni RSU 2007 nel Pubblico Impiego:

CRESCITA di liste, voti e delegati RSU Cobas;

CONSISTENTE diffusione dei consensi nel comparto Enti Locali.



Stanno affluendo in queste ore i primi risultati delle elezioni RSU del Pubblico Impiego. Sta cominciando la solita bagarre dei dati, con roboanti veline di stampa da parte dei sindacati confederali. Come Cobas Pubblico Impiego registriamo una sostanziale tenuta e crescita nei comparti dei Ministeri, delle Agenzie Fiscali e dell’Università con allargamenti positivi in diversi uffici e territori, e con il significativo risultato di essere “entrati” in alcuni importanti posti di lavoro. Ma la grande crescita vi è negli Enti Locali dove verifichiamo un aumento, in termini di voti e delegati, un po’ dovunque, specialmente nei comuni di Firenze, Salerno, comune e provincia di Pisa, provincia di Livorno, Genova, Taranto, Senigallia, Perugia. Straordinario il risultato alla Regione Toscana e nel comune di Palermo con centinaia di voti e nuovi delegati Cobas. E questo avanzamento si propaga a macchia d’olio anche in diversi piccoli comuni di provincia e in Sicilia. Risultato, nel complesso, più che positivo, considerato che anche questa competizione elettorale si è svolta privando i Cobas dei diritti sindacali minimi (diritto di assemblea, distacchi sindacali, una agibilità che permetta ai singoli delegati di intervenire in ogni luogo di lavoro e aprire vertenze), dato che in Italia non vi è una legge sulla rappresentanza sindacale che permetta di verificare questa rappresentanza con una lista nazionale. In questo caso i voti ai Cobas sarebbero stati molto più numerosi con un peso diverso a livello di contrattazione territoriale. In queste elezioni RSU, inoltre, è stato impedito il voto ai precari (eccezion fatta per gli stabilizzandi) perchè Cgil, Cisl, Uil hanno sottoscritto una intesa con l’Aran nel luglio 2007 che li escludeva. La divisione tra votanti attivi e passivi per i comandati (i lavoratori per esempio di un comune distaccati presso le ASL) ha negato il diritto di voto a migliaia di lavoratori e lavoratrici. La “dote” di queste elezioni la metteremo comunque in campo, per alzare il tono della controinformazione e delle vertenze che si stanno sviluppando nelle categorie e nel paese contro le esternalizzazioni, le privatizzazioni e la precarietà, per il rinnovo dei contratti pubblici con aumenti salariali che recuperino il costo della vita, per i diritti sindacali e per il diritto di assemblea e per rilanciare la battaglia contro il massacro della previdenza pubblica, lo scippo del TFR e contro il carovita.