15 luglio, 2008

FERMIAMO L’ATTACCO AI LAVORATORI PUBBLICI!!

SU LA TESTA!! FERMIAMO L’ATTACCO AI

LAVORATORI PUBBLICI!!

Approfittando della stagione estiva, il Governo Berlusconi ha approvato a fine giugno il decreto legge n. 112, un decreto che avrà ripercussioni pesantissime sul personale e sui servizi della pubblica amministrazione.

Nei mesi scorsi la campagna contro i “fannulloni” della Pubblica Amministrazione è servita non solo per diffamare mediaticamente il personale pubblico, ma anche per costruire nel paese un clima favorevole per comprimere i diritti, avviare privatizzazioni, riduzioni di organici e di salario: provvedimenti tutti presenti nel DL n. 112. Riduzione degli organici, blocco del turn over fino al 2013, una assunzione per ogni 10 pensionamenti, fine dei processi di stabilizzazione dei precari.


Nuove privatizzazioni, riduzioni di posti di lavoro con chiusura di uffici e accorpamenti. Aumenteranno i carichi di lavoro.

Chi si ammala è perduto! Si parte dall’equazione malato = assenteista, per cui chi è in malattia si vedrà corrisposto solo la paga tabellare senza indennità e salario accessorio. La fascia di reperibilità sarà allargata dalle 8 alle 20 con un’ora d’aria (pardon di pausa, chissà perché viene da pensare al famigerato articolo 41-bis per i detenuti mafiosi…),

Non ci sono i soldi per il rinnovo dei contratti pubblici. L’ inflazione prevista per il 2008/09 è pari al 3,2% mentre l’Istat rileva, per il solo 2008, il 3,6% e l’inflazione reale viaggia in realtà oltre il 5% (vedi i rincari di petrolio e di tutti i generi di prima necessità).

Come se non bastasse la scure dei tagli si abbatterà sul salario accessorio con la riduzione, per il 2007, del 10% dei Fondi di amministrazione rispetto a quelli del 2004, e la disapplicazione di tutti i fondi a partire dal 2008. Insomma retribuzioni base da terzo mondo e,niente salario accessorio!!

Ed ulteriori tagli agli enti locali, alla sanità, e a tutti i ministeri sono già annunciati nel DPEF. Lorsignori pensano di rendere più produttiva la P.A. tagliando i servizi, i nostri salari ed attaccando i nostri diritti?

FERMIAMOLI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

I Cobas aderiscono il 16 luglio allo sciopero di 2 ore (dalle 12 alle 14) nelle Agenzie Fiscali e invitano i lavoratori a a partecipare al presidio di Roma, davanti al Parlamento, delle ore 13.

30 giugno, 2008

Verso la Finanziaria 2008

FINANZIARIA 2008: TANTO TUONO’ CHE PIOVVE…

Dopo l’approvazione a tempo di record del DPEF (9 minuti e ½), la Camera ha approvato il 25 giugno un decreto legge di anticipazione della legge finanziaria 2009, che corpo e sostanza a quanto già delineato nel DPEF: inutile dire che una particolare attenzione è stata riservata ai dipendenti pubblici…

Dietro la propaganda volgare e mistificante sulla meritocrazia, sulla produttività e l’innovazione del P.I., si nascondono ulteriori tagli (oltre 9 miliardi per gli enti locali, 5 miliardi nella sanità con l’introduzione dei vergognosi ticket e, udite, udite circa 32 miliardi di tagli che interesseranno tutti i ministeri ), nuove privatizzazioni con gli enti pubblici trasformati in aziende, blocco delle assunzioni, soppressione degli uffici e riduzioni delle dotazioni organiche, nessuna stabilizzazione per i precari, ulteriore riduzione dei fondi della contrattazione integrativa (e pensare che CGIL, CISL e UIL discutono con il governo per demolire il CCNL e spostare le risorse nella contrattazione integrativa…) e, ciliegina sulla torta, l’inflazione programmata cui ancorare gli aumenti contrattuali stabilita nella misura dell’1,7% nel 2008 e dell’ 1,5% negli anni a venire. Proprio mentre aumentano vertiginosamente le bollette di luce, acqua e gas e l’Italia si segnala al penultimo posto tra i paesi della UE per quanto riguarda le retribuzioni…

L’emergenza salariale strombazzata durante la campagna elettorale si riduce alla previsione di una carta di povertà (una vera e propria elemosiny card che attesterà e certificherà la condizione di povertà) con uno sconto spesa di 400 euro l’anno (1,09 euro al giorno) per i pensionati più poveri: insomma i super poveri dovrebbero spendere di più per usufruire di maggiori sconti spesa.
Particolarmente
odiose, poi, le misure contenute nel decreto legge per quel che riguarda le assenze per malattia ed il part time: nel caso di malattie superiori a 10 giorni e comunque dopo il secondo evento di malattia nel corso dell’anno, l’assenza dovrà esser giustificata dalla struttura sanitaria pubblica. E comunque, a prescindere dalla durata della malattia, per i primi dieci giorni non sono corrisposte indenni ed emolumenti e tali disposizioni non potranno essere derogate dai contratti collettivi. Inoltre la fascia di reperibilità durante le malattie si allunga a dismisura dalle ore 8.00 alle 13,00 e dalle 14 alle 20. Si parte, in sostanza, dall’illazione che il dipendente pubblico è assenteista per tendenza e così si attenta al diritto alla salute costituzionalmente garantito nonché alla digni del lavoratore stesso. Per quel che riguarda il part time, poi, la concessione sarà subordinata alla discrezionalità dell’amministrazione di appartenenza .Insomma tra misure draconiane che criminalizzano il lavoratore pubblico consegnandolo alla gogna mass mediatica ed il disinvestimento nella P.A. attraverso la riduzione della spesa statale, si manifesta il vero intento della vulgata antidipendenti pubblici: creare un clima di intimidazione tra i lavoratori pubblici e liquidare la P.A creando le condizioni per renderla improduttiva al fine di giustificare l’ingresso
,dei privati nei servizi pubblici. E d’altronde come si può da un lato parlare di produttività e rilancio del settore pubblico e dall’altro linciare quotidianamente il personale pubblico e continuare a tagliare risorse e servizi pubblici? I servizi sociali diverrebbero terreno di scorribanda per i privati, equiparati a qualsiasi prodotto da privatizzare e da erogare solo dietro compenso economico.

A fronte di questo attacco non si può rimanere inerti, occorre uno scatto di dignità: bisogna ripartire dai diritti dei lavoratori pubblici e dalla difesa del servizio pubblico cominciando a scaldare i motori per un grande sciopero generale in autunno: uno sciopero che faccia veramente paura al governo e a tutti i detrattori del servizio pubblico.

22 febbraio, 2008

Riforma della struttura contrattuale: di male in peggio….

Nei giorni scorsi Cgil Cisl e Uil, hanno presentato le “linee di riforma della contrattazione”, iniziando a raccogliere firme per il recupero del potere di acquisto di salari e pensioni. Il documento presentato traccia le linee di un vero e proprio nuovo patto sociale che, addirittura, rivede in peius gli accordi del luglio 1993 e accoglie in toto la ricetta tanto cara alla Confindustria: liquidazione del contratto collettivo nazionale e salari agganciati alla produttività.
Ed infatti, lungi dall’ affrontare l’emergenza salariale, i contenuti del documento di CGIL, CISL e UIL, costituiscono, invece, l’ennesimo attacco alla condizione salariale di milioni di lavoratori pubblici e privati….

I due livelli di contrattazione

Gli assi su cui si basano le linee di riforma della struttura contrattuale, sono 2:
1) il ridimensionamento del Contratto collettivo nazionale (CCNL), ridotto ad un semplice “centro regolatore dei sistemi contrattuali a livello settoriale”;
2) il potenziamento del secondo livello di contrattazione, anche attraverso misure aggiuntive di detassazione, per accedere al quale, sarà necessario raggiungere determinati parametri di “produttività, qualità redditività, efficienza”.
In sintesi, si vuole smantellare il CCNL e quegli elementi universalistici e di solidarietà di cui è portatore, non prevedendo più aumenti salariali (se pur miseri) uguali per tutti, ma bensì ancorando il salario al raggiungimento di determinati parametri. Nella sostanza, quindi, si scarica il rischio dell’ organizzazione del lavoro o il rischio di impresa nel settore privato, sui lavoratori stessi, trasformandoli in lavoratori a cottimo.
Insomma, CGIL, CISL e UIL, dopo aver falcidiato le nostre retribuzioni con la sottoscrizione degli accordi del luglio 93, che hanno ingabbiato gli aumenti contrattuali al rispetto dell’inflazione programmata (nella sostanza ciò ha comportato una perdita secca del 30% delle retribuzioni dei dipendenti pubblici negli ultimi 16 anni), invece di rafforzare il CCNL liberandolo dalla gabbia dell’inflazione programmata, si vogliono liberare del CCNL!!
La verità è che negli ultimi 16 anni abbiamo perso ogni meccanismo di adeguamento delle retribuzioni al costo della vita.
Nel 1993 si sono inventati la c.d. inflazione programmata per dispensare aumenti salariali irrisori, oggi, nelle linee di riforma della struttura contrattuale, si inventano “la inflazione realisticamente prevedibile” (ma qual è la differenza?!).
Non una parola sulla reintroduzione della scala mobile quale unico strumento per salvaguardare il potere di acquisto dei salari falcidiato dall’aumento del costo della vita!
A questo si aggiunga che tra le linee di riforma è previsto anche il passaggio della biennalità alla triennalità dei rinnovi contrattuali: da un lato si dice di voler aumentare le retribuzioni, e dall’altro si allungano i termini per i rinnovi contrattuali!!
Non una parola viene poi spesa sui processi di privatizzazione ed aziendalizzazione, limitandosi a parlare di rafforzamento delle normative su appalti, cessioni di rami di azienda.
Ma di quali normative stiamo parlando, visto che aumentano incidenti, morti sul lavoro e sfruttamento, mentre salari e pensioni diminuiscono progressivamente?
E che dire poi dei contratti applicati agli esternalizzati che sono contratti da fame costruiti (come quelli delle cooperative e del multiservizi) solo per ridurre gli stipendi? Di queste ed altre cose non si parla nelle “linee guida”!
Cade, poi, il mito della indennità di vacanza contrattuale come strumento per dare certezza al rispetto delle scadenze contrattuali, e si parla di generiche penalizzazioni in caso di ritardo nei rinnovi.
Anche in questo caso viene aggirato il vero problema: se veramente CGIL, CISL e UIL hanno a cuore il rispetto della tempistica dei rinnovi contrattuali, sarebbe sufficiente stabilire un aumento automatico delle retribuzioni alla scadenza dei termini per i rinnovi contrattuali. Allora sì che i contratti sarebbero firmati rispettando le scadenze!

La riduzione delle tasse sul lavoro dipendente.

Tutto il fronte sindacale e politico, sembra aver trovato la ricetta miracolosa per rilanciare le retribuzioni: ridurre le tasse sul lavoro dipendente.
Ma cosa c’entra la riduzione dell’imposizione fiscale con il potere di acquisto dei salari?
Assolutamente niente!!
Semplicemente si vuole elargire qualche manciata di euro ai lavoratori dipendenti attraverso una riduzione delle tassazione, facendo ricadere l’accrescimento delle retribuzioni sulla fiscalità generale (magari poi provvedendo a tagliare i servizi sociali).
Altro che redistribuzione del reddito, in questa maniera le Amministrazioni pubbliche e le imprese non tirerebbero fuori dalle loro tasche neanche un euro per dare respiro ai nostri stipendi!
Senza considerare, poi, che, una volta abbassata l’aliquota sui redditi da lavoro dipendente, rimarrebbe irrisolto il problema principale: l’adeguamento delle retribuzioni al costo reale della vita.

Lo smantellamento del CCNL costituisce un ulteriore attacco alle retribuzioni dei lavoratori pubblici.
La riduzione delle tasse è la classica foglia di fico, e non restituirà tutto ciò che ci è stato sottratto in 16 anni di concertazione.

L’unico strumento per adeguare i nostri salari al costo della vita è la reintroduzione della scala mobile.

12 gennaio, 2008

Rinnovo contratti: quanto dovremo ancora attendere?

La trattativa tra Cgil, Cisl Uil e Governo per far fronte alla c.d. emergenza salariale, procede nel peggiore dei modi…I temi trattati sono a tutti noti (riforma della pubblica amministrazione, contratti, potere di acquisto dei salari) ma le soluzioni prospettate sono alquanto preoccupanti.
Allo stato attuale, dopo avere ventilato uno sciopero generale (ma con quali obiettivi, quale piattaforma e poi dove stanno le proposte dei delegati??), Cgil, Cisl e Uil sembrano oggi soddisfatte dell'avvio di un percorso concertativo che dovrebbe partire a marzo, mese previsto per la trimestrale di cassa e le verifiche contabili da parte del Governo.Si discute ancora una volta sulla pelle dei lavoratori senza il loro coinvolgimento reale, siamo tutti spettatori virtuali delle dichiarazioni televisive e delle sceneggiate di sindacalisti e ministri.
Si dice di volere legare gli aumenti salariali alla crescita della produttività ma ciò che non si dice è che, in questi anni, la riduzione del personale, l'aumento delle ore lavorate, la flessibilità contrattuale e oraria (sia nel Pubblico impiego che nel privato) hanno determinato una reale crescita della produttività a favore delle imprese senza che nulla sia tornato nelle tasche dei lavoratori.

La questione del reale aumento dei salari, attraverso risorse fresche in busta paga, è completamente assente da questa trattativa: CGIL, CISL e UIL, insistono sulla riduzione delle tasse da far ricadere sulla fiscalità generale.
E, dietro l'angolo abbiamo la richiesta già avanzata dall’ingordo Montezemolo di ulteriori sgravi fiscali a beneficio delle imprese (gli ennesimi dopo aver già ottenuto la riduzione del cuneo fiscale nella finanziaria 2006 e la defiscalizzazione degli straordinari con l’accordo sul welfare del 23 luglio). Affidare ogni intervento alla riduzione delle tasse significa non affrontare la questione salariale e lasciare fuori dalla trattativa oltre 1 milione e mezzo tra co.co.co e precari di vario genere che vedrebbero peggiorate ulteriormente le loro condizioni salariali, di lavoro e di vita.
Insomma, invece di intervenire per ripristinare un meccanismo automatico di recupero del potere di acquisto di pensioni e salari (insomma una nuova scala mobile per la quale abbiamo raccolto due anni fa migliaia di firme a sostegno di una proposta di legge) quale unico e solo strumento per salvaguardare le nostre retribuzioni dall’inflazione, si fa leva sulla fiscalità generale.
Eppure, negli ultimi 6 anni, un imprenditore in media, ha aumentato il proprio reddito annuale di circa 11 mila euro mentre impiegati ed operai hanno perso tra i 2 e 3 mila euro.
Basteranno una manciata di euro da ottenere con la riduzione delle tasse sul lavoro dipendente, per recuperare potere di acquisto? Noi crediamo di No, per questo la trattativa di Cgil, Cisl e Uil parte con il piede sbagliato
E che dire, poi di tutti i contratti scaduti nel settore pubblico e privato (circa 6 milioni di lavoratori) su cui CGIL, CISL e UIL, non spendono neanche una parola?
E’ più che mai necessario:

· Coinvolgere i lavoratori del settore pubblico nella costruzione di una piattaforma (vincolante) senza barattare il recupero del potere di acquisto con la riduzione delle spese sociali;
· Rinnovare i contratti nella pubblica amministrazione con aumenti in base alla inflazione reale e non programmata;
· Non penalizzare il contratto nazionale aumentando invece le materie oggetto di contrattazione sia sul piano nazionale che decentrato;
· Non regalare altri soldi alle imprese aumentando invece salari e pensioni perchè dalla loro crescita dipende la ripresa dei consumi;
· Non accettare una riforma della pubblica amministrazione il cui scopo sia solo tagli occupazionali e nuove privatizzazioni che hanno determinato aumento delle tariffe di acqua, gas e più in generale di tutte le tariffe locali.