26 gennaio, 2007

Memorandum sul pubblico impiego: ennesimo attacco al lavoro pubblico e alla contrattazione sindacale.

Il Governo e Cgil Cisl Uil hanno sottoscritto il 18/1/2007 un accordo su lavoro pubblico e riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, accordo che nel caso di Sanità ed Enti locali dovrà attendere l’approvazione del ddl Lanzillotta.
Noi crediamo che questo Memorandum getti una ipoteca negativa sulla contrattazione sindacale e stravolga l’impianto contrattuale: si tratta di una intesa che sposa la filosofia di chi propone la licenziabilità del dipendente pubblico presentato all’opinione pubblica come un irremovibile fannullone.
La Confindustria da anni chiede che la Pubblica Amministrazione e i servizi pubblici siano piegati agli interessi dell’impresa, invoca la esternalizzazione dei servizi e l’ingresso del mercato. Quello che è accaduto in questi anni è sotto gli occhi di tutti: le privatizzazioni non hanno diminuito la spesa pubblica (anzi è cresciuta) e nello stesso tempo la condizione retributiva e lavorativa degli esternalizzati è decisamente peggiorata creando sacche di sfruttamento e precarietà sempre più grandi.
Ad una prima lettura del Memorandum sembra sia ridimensionato il ruolo dei Dirigenti ma in realtà nasce una figura che è a metà tra il manager (con i soldi pubblici) e il tecnocrate che avrà una valutazione e un salario tanto maggiore quanto più raggiungerà alcuni obiettivi come il ridimensionamento delle dotazioni organiche, la intensificazione degli orari e dei carichi di lavoro, l’accorpamento di uffici (con perdita inevitabile di posti di lavoro).
Il Dirigente avrà quindi via libera nella definizione di una “migliore organizzazione della propria struttura” e in questa ottica si muoverà sempre meno nel rispetto dei diritti individuali e collettivi per favorire “gli obiettivi di gestione” (riduzione del costo del lavoro).
Come se non bastassero i Manager/tecnocrati, viene rafforzata la cosiddetta area Quadri intensificando le posizioni organizzative a discapito del restante personale della Pubblica Amministrazione che vedrà il proprio salario accessorio vincolato alla valutazione dei servizi.
Dietro il paravento della valutazione della qualità dei servizi (le c.d. pagelline) si vuole dimostrare l’improduttività di settori della P.A., per poi procedere all’accorpamento degli uffici con inevitabili riduzione degli organici.
Ed infatti, nell’ ottica della riorganizzazione della P.A. il personale pubblico, potrà essere costretto alla MOBILITA’. Dietro la promessa di qualche incentivo (c.d. esodi incentivati) chi non accetterà il trasferimento ad altri Enti o Ministeri dovrà accontentarsi di una buonuscita da prevedere e quantificare nei contratti collettivi.
Insomma la vergognosa campagna contro i dipendenti pubblici approda in un testo che mostra le reali intenzioni del governo e dei “sindacati amici del governo”: smantellare la pubblica amministrazione (altro che riorganizzazione e lotta alle esternalizzazioni!) e procedere gradualmente ad una riduzione del personale attraverso prepensionamenti e mobilità. E pensare che il numero dei dipendenti pubblici in Italia è inferiore alla gran parte dei paese Europei…
Ma questo Memorandum è negativo anche per i diritti sindacali e la contrattazione nazionale e decentrata, imbavaglia le Rsu togliendo loro materie fino ad oggi oggetto di trattativa, diminuendo il potere di contrattazione. In ambito nazionale verranno definite regole e criteri che saranno automaticamente recepite nei contratti nazionali e vincoleranno la stessa trattativa decentrata.
I lavoratori e le lavoratrici avranno sempre meno voce in capitolo e le decisioni che contano passeranno sulla loro testa. Flessibilità negli orari e nelle mansioni, mobilità, aumento dei carichi di lavoro avranno sempre più spazio nei prossimi contratti a discapito del recupero del potere di acquisto, dei riconoscimenti di mansioni superiori, e gli stessi aumenti salariali subiranno forti ridimensionamenti.
Il Memorandum parla di stabilizzazione del precariato ma ancora una volta si tratta di propaganda giocata sulla pelle dei precari: infatti l’unico dato certo della Finanziaria 2007 è che saranno stabilizzati solo 8.000 precari poiché mancano le risorse per la stabilizzazione di tutti i 350.000 precari pubblici.

Respingere questo memorandum è la base di partenza per rilanciare il ruolo pubblico e la dimensione sociale della Pubblica Amministrazione.

La propaganda giocata sulla pelle dei precari della P.A.

Il maxiemendamento alla finanziaria ha introdotto al comma 417 e seguenti un “Fondo per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro pubblici”, finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato di personale assunto con tipologie contrattuali atipiche.
In realtà tale comma, che dovrebbe costituire la risposta del governo alla legittima richiesta di assunzione di oltre 350.000 lavoratori pubblici, costituisce una norma a dir poco impalpabile: il fondo per la stabilizzazione, infatti, sarà da subito finanziato con 5 milioni di euro, ma verrà in seguito alimentato da presunti risparmi sugli interessi, conseguenti, alla riduzione del debito pubblico.
Somme, dunque, indefinibili e incerte, (eppure i dipendenti pubblici non possono essere retribuiti una tantum!) che senz’altro non porteranno alla soluzione del problema del precariato nella P.A.
Insomma nessuna assunzione a pioggia, come ha tenuto subito a precisare il Ministro della Funzione Pubblica Nicolais, ma la solita propaganda giocata sulla pelle dei precari!
Servivano stanziamenti e risorse economiche, arrivano invece pochi soldi e tanti vincoli: la finanziaria, infatti, parla espressamente di selezione per posti disponibili, a dimostrazione che non vi sarà nessun percorso serio e generale di stabilizzazione dei precari.
L’unica novità (sic!) è costituita dalla previsione, per i lavoratori assunti con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, di una riserva del 60% dei posti nell’ambito delle amministrazioni che bandiranno, se mai verranno banditi, concorsi per l’assunzione a tempo determinato: in sintesi si passa da una forma di precariato, le co.co.co. , ad un’altra forma di precariato, il lavoro a tempo determinato, senza alcuna prospettiva di trasformazione in contratto a tempo indeterminato.
Allo stato attuale l’unica certezza è che le risorse stanziate dal governo porteranno all’assunzione di non più di 8.000 precari (di cui 5.000 assunzioni erano previste già nella scorsa finanziaria).
A ciò si aggiunga che le stabilizzazioni riguarderanno soltanto i lavoratori a tempo determinato da almeno tre anni e purchè assunti mediante procedure selettive di natura concorsuale, e i CFL nell’ambito delle dotazioni organiche: rimangono fuori tutte le altre tipologie contrattuali precarie (i co.co.co, gli interinali, gli LSU, senza contare l’esercito degli esternalizzati).
Negli enti locali, poi, è prevista in finanziaria una ulteriore riduzione della spesa per il personale rispetto a quella sostenuta nel 2004.
Insomma dei circa 350.000 precari della Pubblica Amministrazione solo una minima parte vedrà stabilizzata la sua posizione lavorativa.
Se il Governo, intende realmente combattere il malfunzionamento della P.A., invece di insistere nella vergognosa campagna denigratoria contro i dipendenti statali, cominci a stabilizzare tutti i precari pubblici, considerato che questi lavoratori svolgono funzioni ordinarie e sistematiche all’interno degli enti!
Ma il governo Prodi, in continuità con le politiche del predecessore Berlusconi, ed ignorando il chiaro messaggio della manifestazione contro la precarietà del 4 novembre, continua nel processo di smantellamento della P.A, attaccando i diritti e la dignità dei dipendenti pubblici e riducendo i servizi che vengono resi alla collettività.

Via subito dall'Afghanistan

Il sondaggio di Ipr Marketing reso noto oggi cancella ogni dubbio: la maggioranza degli italiani/e vuole il ritiro delle truppe dall'Afghanistan, come ieri dall'Iraq; gli italiani/e non vogliono partecipare alle guerre che si fanno non contro il cosidetto "terrorismo", ma per accaparrarsi materie prime e ricchezze energetiche. I favorevoli al ritiro risultano il 56% mentre a voler restare è il 37%: uno scarto che toglie ogni incertezza. Tra gli elettori/trici dell'Unione lo scarto è di ben 30 punti (64 a 34). Perchè allora il governo intende sfidare, come pure consentendo l'allargamento della base Usa a Vicenza, il suo stesso elettorato? Non si tratta solo di sudditanza agli Stati Uniti: Prodi e D'Alema vogliono, grazie allo strumento militare, ingrandire il ruolo di "piccola potenza" dell'Italia, agevolando l’espansione di un capitalismo nazionale non in grado, con i soli strumenti economici, di battere la concorrenza. Dall’esaltazione dalemiana dell'esercito italiano “sesto del mondo come impegno all’estero” alla difesa del valore “unificante” della parata del 2 giugno, dal ritiro dall’Iraq concordato con gli Usa in cambio di un maggior impegno in Afghanistan all'intervento in Libano per potenziare gli interessi economici italiani nell’intero Medio Oriente, dall’ estensione delle basi Nato all’aumento delle spese militari nella Finanziaria, il governo Prodi ha accettato la logica della guerra permanente, cercando però di estendervi i proventi per il capitale italiano. E' dunque inaccettabile la passività con la quale la "sinistra radicale" parlamentare si sta preparando a cedere sia sul rinnovo della missione di guerra in Afghanistan, in cambio di fantomatiche "discontinuità" o "Conferenze di pace", sia sull'allargamento della base di Vicenza. Imponiamo al governo con la mobilitazione di tutto il movimento nowar - a Vicenza il 17 febbraio, e a Roma a marzo, durante la discussione parlamentare sul ri-finanziamento delle missioni - di ascoltare la volontà popolare, ritirando le truppe dall'Afghanistan e dagli altri luoghi di guerra e rifiutando la richiesta Usa per la base di Vicenza.

06 gennaio, 2007

Il maxiemendamento alla Finanziaria sulla precarietà

La novità rispetto alla prima stesura della finanziaria, consiste nella previsione, al comma 417 e seguenti del maxiemendamento, di un “Fondo per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro pubblici”, finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato di personale assunto con tipologie contrattuali non a tempo indeterminato.
In realtà tale comma, che dovrebbe costituire la risposta del governo alla legittima richiesta di assunzione di oltre 350.000 lavoratori pubblici costituisce una norma a dir poco impalpabile.
Il fondo per la stabilizzazione, infatti, sarà da subito finanziato con 5 milioni di euro, ma verrà in seguito alimentato con i conti dormienti, ovvero conti dimenticati dai titolari e dai loro eredi.
Si tratta, in sostanza, di risparmi sugli interessi, conseguenti, alla riduzione del debito pubblico: somme non definibili e non certe, (eppure i dipendenti pubblici non possono essere retribuiti una tantum) che senz’altro non porteranno alla soluzione del problema precariato nella P.A.
Insomma nessuna assunzione a pioggia, come ha tenuto subito a precisare Nicolais, il Ministro della funzione Pubblica, ma la solita propaganda giocata sulla pelle dei precari.
D’altronde che non vi sarà un percorso generalizzato volto all’assorbimento in ruolo di tutti i precari, si desume dal comma 418 del maxiemendamento, laddove si precisa che dovranno essere definiti i requisiti e le modalità di selezione dei soggetti interessati alla stabilizzazione: se il percorso di stabilizzazione riguardasse realmente tutti i precari della P.A, che necessità ci sarebbe di individuare modalità di selezione dei soggetti interessati?
Al di là della propaganda il maxiemendamento non introduce nessun percorso serio e generale di stabilizzazione.
L’unica novità (sic!) è costituita dalla previsione, per i lavoratori assunti con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, di una riserva del 60% dei posti nell’ambito delle amministrazioni che bandiranno concorsi per l’assunzione a tempo determinato: in sintesi si passa da una forma di precariato (le co.co.co. ) ad un’altra forma di precariato (il lavoro a tempo determinato).
Allo stato attuale l’unica certezze è che le risorse stanziate dal governo porteranno all’assunzione di non più di 8.000 precari (di cui 5.000 assunzioni erano previste già nella scorsa finanziaria).
A questo si aggiunga che nel p.i. le stabilizzazioni riguarderanno soltanto i lavoratori a tempo determinato da almeno tre anni e purchè assunti mediante procedure selettive di natura concorsuale, e i CFL nell’ambito delle dotazioni organiche: rimangono fuori tutte le altre tipologie contrattuali precarie. (i co.co.co, gli interinali, gli LSU, senza contare l’esercito degli esternalizzati).
Insomma dei circa 350.000 precari della Pubblica Amministrazione solo una minima parte vedrà stabilizzata la sua posizione lavorativa.
Se questo governo voleva dare un segnale di inversione di tendenza avrebbe dovuto cominciare stabilizzando i precari della P.A. considerato che nelle amministrazioni è lo Stato che assume direttamente ed ha potere per procedere all’assorbimento in ruolo dei lavoratori atipici: d’altronde, la riuscitissima manifestazione del 4 novembre ha posto al centro dell’attenzione la necessità improrogabile di abolire tutte le forme di precariato in tutti i settori lavorativi.
Ma questo governo, in continuità con le politiche del predecessore Berlusconi, continua a considerare la P.A non come una risorsa sulla quale investire, ma come un costo da contrarre sulla pelle dei lavoratori e a scapito dei servizi che vengono resi alla collettività.

20 dicembre, 2006

Accesso di cittadini stranieri al pubblico impiego

Nuova Ordinanza del Tribunale di Perugia
Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione dell’Avv. Francesco Di Pietro (Perugia) e dell’Avv. Giorgio Pallucco (Spoleto).

In tema di discriminazione ed accesso al pubblico impiego, segnaliamo l’allegata ordinanza 6.12.2006 del Tribunale di Perugia, che, in accoglimento di ns. ricorso, ordina all’ASL di Perugia di inserire la ricorrente cittadina iraniana nelle graduatorie di due concorsi, per soli titoli, a dirigente anestesista.

Tale pronuncia ha le seguenti particolarità:

1) è successiva a Cass. 24170/2006, che esclude gli stranieri dal pubblico impiego (sul punto: Francesco Di Pietro, "Pubblico impiego solo per i cittadini Ue", in "D&G - Diritto e Giustizia", n. 44, 2006, p. 19);

2) è la prima riguardante concorsi per soli titoli. Qui il giudice ordina all’ente di inserire la ricorrente nelle graduatorie già formate, e quindi di "aggiornarle". Le precedenti pronunce riguardano concorsi per titoli ed esami, ed il giudice ordinava di permettere la partecipazione alle prove concorsuali. ( Melting Pot - 19.12.06)

Pubblico impiego: legittimo il rinnovo continuato di contratti a termine

E’ lecito l’utilizzo di più contratti a termine con lo stesso lavoratore nel rapporto di lavoro pubblico, in deroga alla previsione che dispone la trasformazione a tempo indeterminato. Questo è quanto ha dichiarato la Corte Europea di Giustizia, con sentenza del 7 settembre 2006, causa C-53/04 e C-180/04, in cui ha affermato la piena legittimità, rispetto all'ordinamento comunitario, del d.lgs n. 165/2001 nella parte in cui ammette alle pubbliche amministrazioni l'utilizzazione di più contratti a termine, con lo stesso lavoratore, senza che questi siano trasformati in rapporto a tempo indeterminato, così come avviene con la normativa del settore privato. Tuttavia, il rinnovo continuato da diritto ad un risarcimento del danno in favore del lavoratore interessato. La vicenda vede interessato un cuoco di un’azienda ospedaliera pubblica che dopo di due successivi contratti a tempo determinato (il primo per il periodo 5 luglio 2001 - 4 gennaio 2002 e il secondo, firmato il 2 gennaio 2002 fino all’11 luglio 2002) si presenta sul posto di lavoro al termine del secondo contratto e viene formalmente licenziato. L’interessato impugna la decisione di licenziamento dinanzi al Tribunale di Genova, chiedendo a quest’ultimo, da una parte, di dichiarare, sulla base del d.lgs. n. 368/2001, la sussistenza di un rapporto lavorativo a tempo indeterminato con l’azienda ospedaliera e, dall’altra, di condannare l’azienda stessa al pagamento delle retribuzioni dovute e al risarcimento del danno subito. L’azienda ospedaliera resiste opponendo l’inapplicabilità dell’art. 5 del d.lgs. n. 368/2001, in virtù dell’art. 36 del d.lgs. n. 165/2001 che vieta alle pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di lavoro a tempo indeterminato. Il giudice, pur ritenendo che l’art. 36 del d.lgs. n. 165/2001, ha la natura di una lex specialis risultante dai principi costituzionali in materia di funzionamento e di organizzazione dei pubblici servizi, decide di sospendere il giudizio e di sottoporre la questione alla Corte. Orbene, com’è noto, il lavoro a termine è disciplinato dal d.lgs 6 settembre 2001, n. 368, che prevede la legittima instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo determinato tutte le volte in cui ricorrano ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo. Nel novero della fattispecie dei rapporti a termine devono rientrare tutti i contratti reiterati, indipendentemente dal periodo di stacco. Invero, la Corte di Giustizia è intervenuta in merito con la sentenza del 04/07/2006, considerando non conforme alle finalità della normativa europea la normativa nazionale che intenda per rapporti a tempo determinato solo i contratti o rapporti di lavoro separati gli uni dagli altri da un lasso temporale pari o non superiore a 20 giorni lavorativi, in quanto tale previsione consentirebbe l’assunzione di lavoratori in modo precario per anni, consentendo un eventuale utilizzo abusivo di tali rapporti da parte dei datori di lavoro. La violazione di precise disposizioni imperative, sfocianti in ipotesi patologiche del contratto a termine, comporta, quale effetto sanzionatorio la trasformazione del rapporto di lavoro da determinato ad indeterminato. Effetto che è precluso dal d.lgs n. 165 nel settore pubblico, in cui per il differente trattamento è stata chiamata in causa anche la Corte Costituzionale che con la sentenza n. 89 del 2003, ha respinto la richiesta di incostituzionalità dell’articolo 36 del decreto legislativo citato. Il rigetto si è fondato sulla necessità di salvaguardare il principio del concorso nell’accesso al pubblico impiego, la cui deroga è legittima solo quando è posta a miglior tutela dell’interesse pubblico, nei limiti della non manifesta irragionevolezza, ed è attuata mediante l’individuazione per legge di casi eccezionali. Nel settore privato, invece, la conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato è prevista dall'articolo 5 del d.lgs 368/2001 e scatta con efficacia retroattiva in modo automatico dalla data di stipula del primo contratto, quando due assunzioni si siano succedute senza soluzione di continuità, ovvero dalla data di assunzione di un secondo contratto a tempo determinato, se la riassunzione sia intervenuta in un periodo di dieci o venti giorni dalla data di scadenza del contratto (quando è rispettivamente di durata inferiore o maggiore di sei mesi) ovvero ancora dal ventunesimo o dal trentunesimo giorno successivo alla scadenza contrattuale, nel caso di prosecuzione indennizzata del rapporto. Nel settore del pubblico impiego, diversamente, si nega l'applicazione della conversione del rapporto, non tanto per la presenza di elementi di incompatibilità intrinseci all'istituto, bensì in ragione della sussistenza di specifiche norme di settore che escludono esplicitamente detta trasformazione. Al riguardo, la Corte Europea di Giustizia - che nella sentenza 4.7.2006 aveva già affermato la difformità al diritto comunitario di una legislazione nazionale che vieti in maniera assoluta, solo nel settore pubblico, la trasformazione di una successione di contratti, che hanno lo scopo di soddisfare fabbisogni permanenti e durevoli del datore di lavoro, a tempo determinato in un contratto di lavoro a tempo indeterminato - ha precisato che una normativa nazionale che preveda norme imperative relative alla durata e al rinnovo dei contratti a tempo determinato deve poter prevedere delle misure che presentino garanzie effettive di tutela dei lavoratori al fine di sanzionare debitamente tale abuso ed eliminare le conseguenze della violazione del diritto comunitario. Tanto premesso, – concludono i giudici della Corte – l’attuale normativa nazionale italiana, che nel settore pubblico, in caso di abuso derivante dall’utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato, esclude che questi ultimi siano trasformati in contratti o in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, diversamente da come avviene nel settore privato, in linea di principio, non osta, con il diritto comunitario, se tale normativa contenga un’altra misura effettiva destinata ad evitare e, se del caso, a sanzionare un utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato da parte di un datore di lavoro rientrante nel settore pubblico. Sanzione che nel vigente ordinamento italiano trova applicazione con il diritto ad un risarcimento del danno in favore del lavoratore interessato. (LaPrevidenza.it, 24/11/2006)

Corte di Giustizia UE , sez. II, sentenza 07.09.2006 n° C-180/04 - Gesuele Bellini

Nascerà l' Authority sul pubblico impiego ?

La proposta, elaborata da un gruppo di lavoro coordinato dal giuslavorista Pietro Ichino, è già stata presentata al presidente Prodi e ai segretari delle confederazioni sindacali. Nei prossimi giorni - sotto forma di disegno di legge, sarà depositata anche al Senato e alla Camera.
Questa volta Pietro Ichino, giuslavorista ed ex dirigente sindacale della Cgil, ha deciso di fare le cose in grande.
Stanco di "predicare" dalle colonne del Corriere della Sera, dove da molti mesi sta conducendo una sua battaglia contro i "fannulloni di Stato", la sicurezza del "posto fissso" (che tutela chi il lavoro ce l’ha ma non aiuta chi lo cerca) e l’inefficienza della Pubblica Amministrazione, Ichino ha collaborato attivamente alla stesura del testo di un disegno di legge che istituisce una vera e propria "Authority sull’impiego pubblico".
Nei giorni scorsi il progetto di legge-delega è stato presentato al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, al Ministro per la Funzione Pubblica, Luigi Nicolais e ai Segretari generali delle confederazioni sindacali maggiori, in vista della stipulazione del pre-accordo sul rinnovo dei contratti collettivi del settore pubblico, prevista per il 21 dicembre. Lo stesso progetto verrà presentato formalmente nei giorni prossimi alla Camera dei Deputati (primo firmatario Lanfranco Turci della Rosa nel Pugno) e al Senato da Antonio Polito (Margherita).
Oltre a prevedere l’istituzione della "Autorità per la valutazione delle strutture e del personale pubblico" il disegno di legge attribuisce al Governo tre deleghe legislative rispettivamente sulla valutazione del rendimento, sulla responsabilità dei dipendenti pubblici e sulle retribuzioni degli stessi.
L’Authority - si legge nel disegno di legge - svolgerà funzioni di valutazione per tutte le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, decreto legislativo n. 165 del 2001 e quindi anche per istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
La "blanda" valutazione dell'Invalsi verrebbe così sostituita da un meccanismo assai più rigoroso e stringente.
La proposta di legge mira infatti a creare un sistema di controlli e di valutazioni i cui esiti dovranno essere resi pubblici e messi a confronto a confronto con le osservazioni delle associazioni degli utenti, dei ricercatori universitari e altri osservatori qualificati, dei giornalisti specializzati, dei sindacati. Non solo, ma i dati raccolti dovranno anche essere messi in rete.
L’Authority dovrà costituire anche il punto di riferimento per la raccolta e l’elaborazione di tutte le segnalazioni e informazioni provenienti dalla società civile circa le patologie nel funzionamento delle amministrazioni statali o funzionanti con finanziamenti statali.
In alcuni casi potrebbero essere poste a carico dei dirigenti pubblici precise responsabilità disciplinari e contabili; l’Authority, infatti, potrà intervenire per evidenziare i casi di sovradimensionamento degli organici, o di inefficienza e/o improduttività nelle amministrazioni sottoposte al suo controllo.
"In questi casi - sostengono i promotori della legge - deve avere effettiva applicazione l’articolo 21 del Testo Unico del 2001, che prevede il licenziamento del dirigente per responsabilità oggettiva; quanto ai dipendenti di queste strutture, per essi dovrebbe stabilirsi la trasferibilità d’ufficio entro limiti geografici e professionali ragionevoli e l’inibizione degli aumenti retributivi fino al trasferimento". (La Tecnica della Scuola - 17.12.06)

Fassino:inevitabile alzare età pensioni.No aut aut su precari PA

Il segretario dei Ds Piero Fassino ha detto in un'intervista pubblicata oggi al Sole 24 Ore di ritenere inevitabile l'innalzamento dell'età pensionabile e che la pregiudiziale posta dai sindacati dell'assunzione dei 350.000 precari in cambio del sì alla riforma del pubblico impiego non è accettabile.

"Credo sia inevitabile", risponde Fassino, nell'intervista pubblicata dal Sole oggi in edicola, alla domanda se sia favorevole all'innalzamento dell'età pensionabile.

Di fronte alla contrarietà sul tema espressa dai sindacati, il segretario dei Ds dice di sapere bene che "alcuni temi sono difficili per i sindacati. Ma proprio per questo bisogna discuterne. Esiste un memorandum che ha anche indicato la traccia e addirittura la data entro la quale chiudere il negoziato: sono certo che se Cgil, Cisl e Uil lo hanno firmato, lo hanno fatto perché vogliono affrontare i problemi e arrivare a un'intesa".

"Vorrei che si parlassse di questo tema che interessa tanta gente - prosegue Fassino - uscendo da toni, come dire, punitivi. L'innalzamento dell'età pensionabile va affrontato, ad esempio, partendo dai cosiddetti lavori usuranti cui sia riconosciuta un'età più bassa".

"Poi, mi chiedo, perché non allargare il tema anche a forme di lavoro per chi sia in pensione ma ritenga di poter svolgere ancora proficuamente un'attività per la società".

Per quel che riguarda la attesa riforma del pubblico impiego, che il segretario dei Ds definisce "la più importante riforma per il Paese", e la condizione posta dai sindacati dell'assunzione dei 350.000 precari per dar via alla riforma, Fassino risponde al Sole che: "Se la stabilizzazione dei 350.000 è una pregiudiziale, non è evidentemente accettabile".

"La loro eventuale stabilizzazione va discussa all'interno di una radicale riorganizzazione del pubblico impiego".

Fassino individua poi i punti fondamentali su cui dovrà essere articolata la riforma della Pubblica Amministrazione. "Primo: bisogna continuare nelle semplificazioni... Più silenzio assenso, più autocertificazione. Meno passaggi per le autorizzazioni... ", dichiara al Sole 24 Ore.

"Secondo: l'organizzazione orizzontale del lavoro. Non più la verticalità dei singoli ministeri, staccati fra loro... Ma lavoro orizzontale tra ministeri, tra gruppi e per singoli progetti... E' evidente che per usare il personale con il modello orizzontale serve più mobilità, flessibilità nelle condizioni di lavoro".

"Certo serve anche una diversa articolazione contrattuale", conclude Fassino alla domanda se non sia necessaria anche più flessibilità nelle condizioni di remunerazione nei contratti pubblici. (Reuters - 17.12.06)

14 dicembre, 2006

Giù le mani dal TFR!

Ci risiamo: la TRAPPOLA del “SILENZIO/ASSENSO”, per indirizzare automaticamente il TFR nei Fondi Integrativi privati, scatta dal 1° gennaio 2007. Al 30 giugno 2007 i lavoratori, che non abbiano fatto espressa dichiarazione scritta, vedranno dirottato il proprio TFR nei Fondi pensione.La Finanziaria di Prodi ha anticipato ciò che il governo Berlusconi aveva fissato al 2008. Con una sorpresa: il TFR, che il lavoratore delle aziende private con più di 50 dipendenti dichiarerà di non voler destinare ai Fondi e quindi rimasto in azienda, comunque verrà dirottato all’INPS, non per rafforzare la previdenza pubblica, ma per finanziare le grandi opere (come Tav, Mose,..) ampiamente rifiutate dalle popolazioni.I lavoratori dipendenti, con salari sempre più vicini alla soglia di povertà, sono, con un gioco di prestigio, trasformati in investitori, finanziatori dello stato! E’ una beffa; ai lavoratori tocca il prelievo forzato dei propri soldi e alle imprese spetta una compensazione: alcune centinaia di milioni di euro inseriti in Finanziaria, stanziamenti che però, quando si tratta dei rinnovi contrattuali, non si trovano mai!Cgil-Cisl-Uil vorrebbero convincerci ad aderire ai Fondi privati, perché, dopo la “riforma” previdenziale di Dini del ’95, con l’introduzione del calcolo contributivo, le pensioni future corrisponderanno al 50% dei salari odierni. “Dimenticano” che la “riforma” Dini fu da loro appoggiata (e fatta passare con un referendum farsa) perché affermavano che salvava i conti dell’INPS e le pensioni pubbliche; ma ancora oggi non si applica la separazione tra previdenza ed assistenza nel bilancio dell’INPS, che invece, per le spese previdenziali, è in attivo. Il TFR è salario differito dei lavoratori, ma per lor signori è pura massa monetaria da investire sul mercato per regalare lauti profitti a Fondi aperti e chiusi, assicurazioni, banche, finanziarie.Negli ultimi anni centrodestra e centrosinistra hanno elevato la tassazione (ora al 23%) sul TFR, diminuendo quella sui Fondi, per rendere questi più appetibili per i lavoratori.

I Fondi non sono altro che investimenti speculativi sul mercato finanziario: oggi possono andar bene e domani fare fallimento; inseguire le incerte chimere dei fondi significa abbandonare la certezza del nostro TFR ed entrare in competizione con altri lavoratori. Enormi fallimenti dei fondi pensione sono notizia scontata: l’United Airlines ha lasciato un “buco” di miliardi di dollari con migliaia di dipendenti truffati e risarciti solo al 50% dallo Stato, cioè dalla collettività; né si dimentica il fallimento di Enron, Bethlehem Steel, Us Airways, Alaska Carpenter Fund (aveva investito in Parmalat!) e, in Italia, della Comit.Il vanto di Cgil-Cisl-Uil è che ultimamente alcuni Fondi hanno reso più del Tfr. Ma è uno specchietto per i merli; si tratta dei Fondi con investimenti a rischio, gli altri rendono poco. E, poiché la media si fa nell'arco degli anni, il gioco di mercato non ci dà alcuna garanzia. Altro specchietto per i merli sarebbe il “regalo” del padronato di quel 2% per i Fondi. Peccato che se lo riprenda come quota-costo nel CCNL, sottraendolo dai nostri aumenti.

L’ERGASTOLO DEI FONDI PENSIONE
Ma ancora più grave è che, con una semplice circolare, la COVIP (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), ha deciso che tutti i Fondi uniformino i loro statuti, rendendo irrevocabile, per il lavoratore che dall’1/1/2007 vi aderirà, il conferimento del proprio TFR ai Fondi pensione.
Quindi, chi, dall’1/1/2007, verserà il proprio TFR ai Fondi pensione, non potrà più uscirne, potrà esclusivamente (dopo due anni) cambiare Fondo. In caso di licenziamento il lavoratore recupererà la totalità del TFR versato al Fondo solo dopo 4 anni. L’adesione ai fondi si trasforma in un vero e proprio ergastolo.
Cgil-Cisl-Uil sono entusiaste; passa, nella Finanziaria, l'affare del secolo: 19/21 miliardi di euro annui da amministrare di concerto con i padroni nei Consigli di Gestione dei Fondi.I Fondi non hanno nulla del carattere solidaristico ed universalistico della pensione pubblica, sono rendite. Per le donne, che hanno una aspettativa di vita mediamente più lunga, se supereranno una certa soglia di età, la “pensione” integrativa automaticamente diminuirà. Se nel Cile fascista di Pinochet nel 1980 bastarono due decreti per cancellare la previdenza pubblica e rendere obbligatori i fondi pensione (…ma non per i dipendenti delle FF.AA. e dei corpi di polizia), nell’Italia del centrosinistra 2007, con il meccanismo-truffa del silenzio/assenso e l’ergastolo dell’irrevocabilità delle adesioni ai Fondi, si cerca di ottenere lo stesso risultato per movimentare l’asfittico mercato finanziario per la gioia di speculatori d’ogni risma. Né è casuale che da gennaio 2007, mentre partirà la campagna finanziata dal governo con soldi pubblici (17 milioni di euro stanziati in Finanziaria), oltre che dalle aziende e da Cgil-Cisl-Uil-Ugl, per il conferimento senza ritorno del TFR ai Fondi privati, si aprirà all’unisono la trattativa a perdere sulla previdenza pubblica che verterà (vedi il memorandum siglato da Cgil-Ciisl-Uil con Confindustria e governo) sulle due questioni centrali dell’adeguamento del coefficiente di trasformazione per le pensioni a sistema contributivo, il che comporterà una loro secca diminuzione, e dell’innalzamento dell’età pensionabile. Intanto in Finanziaria vengono aumentati dello 0,30% i contributi previdenziali a carico di noi lavoratori dipendenti. Promuovere la previdenza privata, scippando il TFR ai lavoratori, significa sottrarre risorse rilevanti alla previdenza pubblica. Cgill-Cisl-Uil, grandi sponsorizzatrici dei Fondi, saranno in un flagrante conflitto d’interessi quando andranno a trattare la futura “riforma” delle pensioni.

E Montezemolo & c., che nel 2005 hanno lucrato 41 miliardi di euro di profitti e ingrassano sulla precarietà dilagante, stanno per aprire un’altra trattativa con governo e Cgil-Cisl-Uil su un cosiddetto patto di produttività che, in cambio di qualche elemosina di ammortizzatori sociali, mira a raggiungere per i padroni la definitiva mano libera nella gestione e prolungamento degli orari di lavoro e il ridimensionamento del ruolo del CCNL..
Quanto accade oggi sul TFR è inaccettabile per i lavoratori. E’ una inaudita sottrazione del diritto a decidere sul proprio salario, con la collusione di governo, Confindustria, Cgil-Cisl-Uil-Ugl e centrodestra.
Urge che noi lavoratori e lavoratrici organizziamo subito, azienda per azienda e nel territorio, la DIFESA del NOSTRO TFR e il BOICOTTAGGIO dei FONDI PENSIONE PRIVATI. E’ un obiettivo fondamentale per difendere il nostro salario e la previdenza pubblica.

NON CONSEGNIAMO IL NOSTRO TFR
NELLE MANI DELLA SPECULAZIONE FINANZIARIA !


CONFEDERAZIONE COBAS Viale Manzoni 55 - 00185 Roma . Tel 0677591926 0670452452 - fax 0677206060 sito www.cobas.it - email cobas@cobas.it

12 dicembre, 2006

ELEZIONI-TRUFFA RSU DELLA SCUOLA:IN 1500 ISTITUTI I COBAS PRIMO SINDACATO CON IL 26%

Si sono svolte le elezioni-truffa delle RSU nella scuola. Perché “truffa”? Perché tali elezioni, oltre ad eleggere i rappresentanti sindacali nel singolo istituto, servono a decidere chi sono i sindacati “rappresentativi” nazionalmente, considerandoli tali se raggiungono il 5% come media tra la percentuale di voti ottenuta in tutte le RSU e quella degli iscritti/e. Il meccanismo di misurazione è aberrante: si valuta la rappresentanza nazionale per assegnare i diritti (compreso quello di assemblea) non, come sarebbe ovvio, su liste nazionali, con una scheda specifica e un’altra per la RSU, ma sommando i risultati delle liste di scuola.
Così, i lavoratori/trici di un istituto non possono votare il sindacato preferito se esso non ha un candidato/a alla RSU di quella scuola. E’ come non poter votare, in un condominio, per un partito alle “politiche” se almeno un inquilino non è tra i candidati di tale partito alle “circoscrizionali”.Per aggravare la truffa, ai COBAS (e ai “non rappresentativi”) non è stato permesso neanche di fare le assemblee nelle scuole per cercare i candidati/e: come se ad un partito, ancora non rappresentato in Parlamento, si vietasse di fare campagna elettorale. Dopodiché, i sindacati governativi hanno tempestato di circolari e ammonimenti quei pochi capi di istituto che intendevano concederci le assemblee, costringendoli a revocarle. Rispetto a tre anni fa, la repressione è stata totale e ci ha tolto ogni spazio elettorale. Va poi detto che i precari (un quinto della categoria) non hanno pieni diritti elettorali: un terzo di loro non può neanche votare e gli altri/e non possono candidarsi. E come ciliegina al cianuro su una torta avvelenata, la gestione della “macchina” elettorale è stata, nella grande maggioranza delle scuole, nelle mani dei sindacati di governo, che hanno spadroneggiato.
Abbiamo partecipato alle elezioni, seppure con la bocca tappata e ad armi del tutto impari, per contrastare questa sfacciata “dittatura” sindacale, e siamo riusciti a presentare liste COBAS in 1500 scuole. Per quel che ci riguarda, l’unico dato attendibile è il risultato in tali scuole, distribuite in tutte le regioni e in istituti di ogni ordine e grado. Solo in tali 1500 scuole chi voleva votare COBAS per assegnarci la rappresentatività nazionale ha potuto farlo. Ebbene, dai dati emersi finora, in queste scuole siamo passati dal 20% delle precedenti elezioni al 26% e siamo il primo sindacato, alla pari con la Cgil.
Invitiamo i partiti di governo a prendere atto del risultato e a intervenire urgentemente per ripristinare la democrazia sindacale nella scuola e negli altri posti di lavoro, ponendo fine al monopolio Cgil-Cisl-Uil imposto per legge (come sindacati di Stato “sovietici”), e facendo svolgere in tempi brevi elezioni su liste nazionali per vedere chi è rappresentativo. E con altrettanta urgenza il governo deve imporre al ministro Fioroni di restituire ai COBAS e a tutti i lavoratori/trici il diritto di assemblea, scippato dai sindacati di governo.

ELEZIONI SU LISTA NAZIONALE PER ASSEGNARE LA RAPPRESENTATIVITA’ NELLA SCUOLA
RESTITUZIONE DEL DIRITTO DI ASSEMBLEA AI COBAS E A TUTTI I LAVORATORI/TRICI

30 novembre, 2006

Malignità Antisindacali (da "Il Manifesto" - 29.11.06)

La legge Finanziaria prevede per gli enti locali alcune novità pericolose

Le gabbie salariali
Rispuntano, con la riscrittura dell’art 58, le minacce rivolte alla contrattazione decentrata limitando il potere di contrattazione delle RSU; se gli enti vogliono superare i limiti previsti dai tetti imposti attraverso il contratto nazionale, sono liberi di farlo ma dovranno pagare di tasca loro (per altro sugli enti e le amministrazioni ricadranno le spese aggiuntive in termini previdenziali derivanti dagli aumenti accordati)
Ci preoccupa la possibilità data ad una singola amministrazione ricca di erogare maggiori aumenti pagandoseli di tasca propria,. con sponsor e tagliando alcune spese (con le esternalizzazioni per esempio). In questo modo lo Stato non stanzia soldi e si creano le gabbie salariali, per cui i lavoratori alla fine avranno stipendi diversi pur lavorando con lo stesso profilo.
Nei prossimi mesi è quasi certa una riorganizzazione complessiva della Pubblica Amministrazione che colleghi aumenti e compensi accessori alle schede di valutazione indebolendo nello stesso tempo la contrattazione nazionale
A leggere alcuni giornali già si intravedono nuovi accordi, pessimi come quelli che hanno cancellato negli anni scorsi la scala mobile e aumentato l’età pensionabile determinando un forte taglio alle pensioni attraverso il calcolo sul modello contributivo ; una nuova intesa in nome della precarietà\flessibilità temperata e di un accordo complessivo su lavoro, contratti ed ammortizzatori sociali, questa volta introducendo cassa integrazione, mobilità nel pubblico impiego. E poi c’è chi vorrebbe scippare ai\lle dipendenti della Pubblica Amministrazione il TFS ( trattamento di fine servizio) per ingrossare gli affari della previdenza complementare

Aumenti contrattuali ridicoli
Gli aumenti sono meno di quelli erogati dal precedente Governo: abbiamo il 4,46% per due anni, il biennio 2006\7, ma attenzione che il 2% sarà dato nel 2007 e il 2,4 restante solo nel 2008, quindi bisognerà attendere un anno per avere gli aumenti del biennio precedente. In questo modo perderemo altro potere di acquisto. Cgil Cisl Uil hanno accordato un altro favore al Governo congelando per un anno i già esigui aumenti contrattuali ( se gli aumenti lordi in media si aggirano attorno a 80 euro, al netto saranno una trentina circa per i livelli medio bassi degli enti locali)
La foglia di fico, è quella che cgil cisl uil hanno deciso con l’ARAN ossia il fatto che al massimo 55 giorni dopo la firma dell’accordo gli aumenti contrattuali dovranno essere erogati. Ma attenzione: il Ministero ha previsto che nella fase decentrata ci si dovrà muovere secondo le linee tracciate dalla contrattazione nazionale e quindi niente aumenti superiori a quelli previsti dalla Manovra, a meno che a pagare le cifre superiori non siano gli Enti (che ovviamente faranno di tutto per contenere le spese)

Personale di ruolo
Gli enti sotto 5000 abitanti non dovranno più rispettare il patto si stabilità assumendo solo nei limiti del turn over, quindi non aumentare neppure di una unità gli organici . Immaginiamoci allora le nuove competenze affidate ai Comuni per capire come il mantenimento degli attuali
organici sia di per sé una penalizzazione considerato che negli ultimi anni abbiamo avuto un sostanziale blocco delle assunzioni
Gli enti che non hanno rispettato il patto di stabilità saranno poi impossibilitati ad assumere nel 2006.
Tetti di spesa?? Non c’è più l’obbligo di ridurre la spesa del personale che dovrà essere quella del 2004 , non un euro in più.
Si apre la strada a nuovi processi di esternalizzazione visto che il personale addetto agli uffici di supporto non dovrà superare il 15% dei dipendenti. E per personale di supporto si intende ragioneria, personale, tecnologico, supporti, manutenzione, affari generali e provveditorato, praticamente un pezzo significativo dei Comuni. Non una parola poi sulla indennità di vacanza contrattuale e sulla valorizzazione del personale enti locali. Di ragioni per scioperare il 17 Novembre scorso no

Precari senza fine
Quelli che subiscono la beffa della stabilizzazione sono proprio i co.co.co che avranno solo, in caso di 1 anno di anzianità di servizio, una riserva pari al 60% dei posti per le assunzioni a tempo determinato. (nessuna garanzia c’è riguardo al numero dei tempi determinati da assumere nei prossimi anni, anzi voci ricorrenti parlano di un loro forte ridimensionamento)
Non importa che esistano migliaia di co.co.co che operano nella Pubblica Amministrazione da svariati anni, al massimo essi potranno concorrere ad un contratto a tempo determinato previa selezione.
La vera e sola novità è stabilita dal fatto che i precari con contratto a tempo determinato assunti tramite selezione e con tre anni di servizio, anche non continuativi, tra il 2001 e il 2006 potranno essere assunti senza concorso pubblico
Ma nessuno ci spiega come sarà possibile assumere con i limiti di spesa previsti, per non parlare poi del fatto che i piani triennali delle assunzioni non è detto prevedano le assunzioni dei precari…

Si elimina il ricorso al concorso per questi precari a tempo determinato ma nello stesso tempo non si impone alle amministrazioni locali l’obbligo di assumerli. Nel frattempo migliaia di contratti a collaborazione e a tempo determinato non sono rinnovati
Questa è una autentica beffa a danno dei precari (co.co.co e a tempo determinato)
Altro che stabilizzazione!!!!

28 novembre, 2006

Una campagna d'odio contro i Cobas

La maggioranza del gruppo dirigente della Cgil ha dato, durante il suo ultimo Direttivo Nazionale, un ulteriore, pesante contributo alla campagna di odio nei confronti dei Cobas, che da un mese si riflette nei media. E' sbalorditivo come il principale sindacato europeo cerchi di mascherare un profondo scontro interno, che riguarda le sue prospettive e il suo rapporto con il governo, additando al pubblico ludibrio i Cobas, etichettati come “violenti”, che favorirebbero il ritorno degli “anni di piombo”, marchio che viene impresso a fuoco sugli anni '70, che per Epifani non rappresentano più la stagione delle grandi conquiste sindacali, politiche e sociali dei lavoratori/trici. Il pretesto è risibile: la ormai celeberrima manchette dei Cobas che polemizzava aspramente con la Finanziaria e con Damiano, definito “amico dei padroni”. Ma giudicare “criminalizzante” o “violenta” la definizione di “amico dei padroni”, la richiesta di dimissioni o addirittura il fare il nome di un ministro (Epifani ha sostenuto che non si deve polemizzare con singoli ministri) è assurdo. Nella sua storia la Cgil ha attaccato tante volte singoli ministri e ne ha chiesto le dimissioni, e “amico dei padroni” lo ha detto a decine di essi: e, solo per citare l'ultimo caso, la ministra Moratti è stata oggetto di attacchi incessanti e personalizzati sia dei Cobas sia della Cgil (“ministra della Confindustria e del Vaticano”). La verità è che la Cgil si comporta come il nono partito di governo e tratta alcuni ministri e sottosegretari come se fossero “propri”. E questo la sta dividendo: l'essersi fatta governo e dover far inghiottire ai lavoratori la Finanziaria e la continuità della politica liberista, in vista della fase-due della concertazione (dopo quella disastrosa del '92-'93) su pensioni, TFR, precarietà e contrattazione, che si aprirà nel prossimo gennaio. Intanto, con Cisl e Uil, la Cgil firma l'avviso comune sui call center e appoggia le norme della Finanziaria che perpetuano la precarietà, condonando l'evasione contributiva dei padroni; sigla il memorandum con Confindustria e governo che incanala la futura trattativa sulla previdenza verso l'elevamento dell'età pensionabile e la diminuzione delle pensioni; sponsorizza l'anticipo all'1/1/2007 dello scippo del TFR e la truffa del silenzio/assenso. Questa verità si sta facendo strada tra larghe fasce di lavoratori/trici e la Cgil non sopporta di aver a sinistra una organizzazione che dice come stanno le cose su Finanziaria, contratti, pensioni, TFR. E dunque, invece di restare sul terreno del conflitto politico, seppur aspro, il gruppo dirigente della Cgil, come aveva già fatto il ministro Damiano paventando addirittura un allucinante parallelo con l'uccisione di Biagi, ci descrive come “violenti” che creano un clima favorevole all'aggressione verbale e fisica degli avversari. Da un mese tale è l'accusa che ci viene rivolta su quasi tutta la stampa senza che ci si permetta di replicare.
Questa è la vera campagna di odio che cerca di crearci intorno un'aura da “pericoli pubblici”, che potrebbe farci divenire oggetto di repressione o di violenza. Ma le nostre ragioni sono più forti della criminalizzazione, della concertazione e della gabbia del governo “amico”.

18 novembre, 2006

Comunicato-stampa: UN MILIONE E MEZZO IN SCIOPERO, TRECENTOMILA IN PIAZZA


Almeno un milione e mezzo di lavoratori/trici in sciopero e più di trecentomila in piazza in 27 città (con punte di particolare rilievo a Roma, Milano, Napoli e Torino) insieme a studenti, giovani precari, immigrati e centri sociali: questo il risultato, superiore ad ogni aspettativa, dello sciopero convocato oggi dai COBAS, dalla CUB/RdB e da altri sindacati alternativi a Cgil-Cisl-Uil.
Dopo il grande successo della manifestazione anti-precarietà del 4 novembre e la forte contestazione alla Finanziaria e alla politica economica e sociale del governo Prodi e dei ministri Padoa Schioppa e Damiano (che li ha visti precipitare nel “gradimento” degli italiani secondo il sondaggio pubblicato oggi dal quotidiano “La Repubblica”: Damiano è addirittura il ministro più “sgradito”), abbiamo avuto oggi un’altra dimostrazione della diffusa opposizione dei lavoratori/trici e di vasti settori popolari ad una Finanziaria, che premia solo i padroni di Confindustria e le missioni di guerra, e ad una politica economica e sociale che non rompe affatto con il “berlusconismo”.
Allo sciopero di oggi hanno partecipato anche tantissimi lavoratori/trici di Cgil-Cisl-Uil, in dissenso con i loro sindacati che si comportano come se fossero un partito al governo, per protestare contro una Finanziaria che taglia i servizi pubblici (scuola e sanità in primo luogo) e i fondi ai Comuni, che impedisce il rinnovo dei contratti del pubblico impiego nel biennio 2006-2007, che stabilizza solo 8 mila dei 350 mila precari della Pubblica amministrazione, che aumenta le spese militari (che per la prima volta pareggiano la spesa sociale) e per le missioni di guerra, nonché i finanziamenti alle scuole private.
Oggi in piazza striscioni, slogan e discorsi hanno chiesto la fine delle politiche liberiste, l’abrogazione della Legge 30, del pacchetto Treu, delle leggi Moratti e della Bossi/Fini (e la chiusura dei CPT), la stabilizzazione dei lavoratori precari ed esternalizzati, la garanzia del lavoro e della continuità del reddito, il ripristino della scala mobile, la difesa delle pensioni e del TFR contro ogni scippo, il taglio delle spese militari e la loro riconversione in spese sociali, il ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra, la fine del monopolio di Cgil-Cisl-Uil sui diritti sindacali e la restituzione del diritto di assemblea nei luoghi di lavoro a tutti i lavoratori/trici.
Particolarmente rilevante è stata la presenza della scuola, che per la prima volta ha scioperato tutta (con circa il 50% delle scuole rimaste chiuse), dalla materna all’Università, per l’abrogazione delle leggi Moratti, contro i tagli della Finanziaria, per massicci investimenti, l’assunzione dei precari, il rinnovo immediato dei contratti verso salari europei, la fine dei finanziamenti alle scuole private.
Non abbiamo governi amici, si è ripetuto in 27 piazze: e l’opposizione diverrà sempre più dura in coincidenza dell’apertura a gennaio-febbraio del “tavolo di concertazione” tra governo e Cgil-Cisl-Uil su pensioni, TFR, contratti e precarietà, a meno di una drastica, e per ora improbabile, virata di rotta del governo Prodi.
Confederazione COBAS

17 novembre, 2006

DIVIETO DI INGRESSO PER LEILA KHALED


A Leila Khaled, dagli anni ’60 militante prestigiosa della sinistra laica e marxista palestinese, esponente di primo piano del movimento delle donne, rappresentante del Consiglio Nazionale Palestinese, è stato negato il visto di ingresso nel nostro Paese.
Leila, su invito dell’UDAP e della Confederazione Cobas, sarebbe dovuta arrivare in Italia, intervenire in piazza alla manifestazione romana per la Palestina di sabato 18 novembre, presiedere nelle settimane successive un giro di assemblee in varie città italiane (Taranto, Napoli, Pisa, Bologna, Torino, Brescia) ed incontrare diverse comunità palestinesi.
L’invito era ufficialmente sostenuto anche da un gruppo di parlamentari che avevano ricevuto ampie assicurazioni per il rilascio del visto da parte dell’ambasciata italiana ad Amman.
Ma improvvisamente, giovedì 16 novembre, a Leila è stato comunicato dall’ambasciata il rifiuto del visto, decisione che è partita direttamente dal ministero degli esteri.
Evidentemente la Farnesina, il cui titolare è il teorico dell’”equivicinanza” fra israeliani e palestinesi, ha dimostrato nella prassi di essere per la lontananza totale nei confronti del popolo della Palestina e della sinistra palestinese in particolare, per cui deve vigere il regime dell’apartheid.
Evidentemente le potenti lobby filoisraeliane, che già hanno tentato di far saltare gli accordi per i biglietti a prezzo scontato dei treni che dovevano portare i manifestanti per la Palestina a Roma, non possono tollerare che le ragioni della dignità, della lotta, della resistenza e della speranza di futuro del popolo palestinese siano rappresentate direttamente dalla voce di Leila.
Il governo di centrosinistra, che continua a tenersi ben stretto l’accordo di cooperazione militare con Israele firmato dal governo Berlusconi, ha scelto così di tappare la bocca ad una combattente indomita per la libertà del popolo palestinese.
E’ un’azione antidemocratica e ignobile, di cui sono responsabili il governo di centrosinistra e il ministro degli esteri e di cui dovranno rispondere al Paese in tutte le sedi politiche e istituzionali.
Non finisce qui, continueremo la battaglia per l’ottenimento del visto d’ingresso per Leila Khaled nel nostro Paese.
Intanto abbiamo un ulteriore motivo per partecipare tutti/e in massa alla manifestazione per la Palestina a Roma, sabato 18 novembre, in piazza della Repubblica alle ore 15.

VITA, TERRA, LIBERTA’
PER IL POPOLO PALESTINESE

CONFEDERAZIONE COBAS
UDAP (UNIONE DEMOCRATICA ARABO-PALESTINESE)

16 novembre, 2006

SCIOPERO GENERALE NAZIONALE - Venerdì 17 novembre 2006

Venerdì 17 novembre 2006
SCIOPERO GENERALE NAZIONALE

per tutta la giornata

di tutto il lavoro dipendente, precario e “parasubordinato”

Manifestazione a Roma da Piazza Porta Pia ore 9.30

Confederazione Cobas

CONTROINFORMA n. 3 Bollettino di controinformazione per i lavoratori pub

12 novembre, 2006

Sciopero generale nella Pubblica Amministrazione il 17 novembre

La Finanziaria 2007 colpisce i lavoratori della Pubblica Amministrazione
Tagli al personale, alla sanità e agli enti locali
Sciopero generale il 17 Novembre

La manovra finanziaria 2007, in perfetta continuità con le finanziarie del governo Berlusconi, attacca frontalmente i lavoratori pubblici, facendo ricadere su costoro il risanamento, regalando, nel contempo, miliardi di euro alle imprese attraverso il cuneo fiscale e la compensazione per lo scippo del TFR dei lavoratori.
Conti alla mano, la finanziaria 2007 porterà
- Tagli agli enti locali per oltre due miliardi di euro che si tradurranno in tagli ai servizi sociali di competenza comunale, provinciale e regionale e conseguente aumenti delle tasse locali (in primo luogo l’ICI, anche per la prima casa);
- la tanto sbandierata riforma fiscale comporterà solo qualche briciola per le famiglie monoreddito con due figli a carico (circa 20 euro al mese) ed addirittura comporterà per i redditi da 15.000 a 28.000 euro (cioè i redditi di un qualsiasi lavoratore pubblico) il passaggio dall’aliquota del 23% al 27%. Una vera e propria beffa!
- tagli al sistema sanitario con l’introduzione generalizzata di ticket (anche per il “pronto soccorso”, quando ti permetti di arrivarci senza essere malridotto!);
- migliaia di posti di lavoro sottratti alla pubblica istruzione (scuola e università);
- aumento dei carichi di lavoro per il personale di ruolo attraverso il sostanziale blocco delle assunzioni (nemmeno per sostituire chi ne esce per dimissioni, licenziamento o pensionamento);
- riduzione della spesa per il personale degli enti locali e della sanità di oltre un punto rispetto al 2004, con conseguenti ulteriori tagli al personale;
- stabilizzazione di soli 8.000 precari (tra l’altro solo i cfl nell’ambito delle dotazioni organiche e i lavoratori a tempo determinato in servizio da tre anni) a fronte di 350.000 precari che pure svolgono funzioni ordinarie e sistematiche all’interno della pubblica amministrazione;
- aumento delle trattenute sociali a carico dei lavoratori parasubordinati;
- poche decine di euro di aumenti salariali (a rate!) per i rinnovi dei contratti nel pubblico impiego.
La Finanziaria 2007, infatti, stanzia per i prossimi contratti del Pubblico Impiego cifre che nel migliore dei casi, porteranno ai nostri salari aumenti di 90 euro lordi, (circa 40 euro netti) addirittura inferiori rispetto a quelli percepiti nell’ultimo miserabile rinnovo contrattuale.
Di fronte ad una Legge Finanziaria che non assume i precari della Pubblica Amministrazione, che taglia la spesa del personale, i Cobas e altre organizzazioni sindacali di base hanno convocato uno sciopero per il prossimo 17 Novembre, per rimettere al centro rivendicazioni condivise da tutti i lavoratori e le lavoratrici
1. Aumenti salariali adeguati al costo della vita;
2. Assunzione di tutti i precari della pubblica amministrazione;
3. No ai tagli alla sanità e agli enti locali;
4. No allo scippo del trattamento di fine rapporto, per il diritto al TFR e ad una pensione non inferiore all’ultima retribuzione percepita

Il 17 Novembre scioperiamo compatti!