26 marzo, 2007

ANCORA SACRIFICI PER I DIPENDENTI PUBBLICI!

L'avevamo definita prima del 4 Novembre la Finanziaria ammazza precari e non avevamo torto… Nonostante le roboanti dichiarazioni sulla stabilizzazione di tutti i precari pubblici, adesso i nodi vengono al pettine e, a conti fatti, i precari stabilizzati saranno nel 2007 (forse) 9.000.
Negli enti locali i comuni con la Finanziaria, possono e non devono stabilizzare i precari, e molti sindaci di centro sinistra che si ergono a paladini degli enti locali contro il Governo nazionale, i soli risparmi che riescono a proporre, guarda caso, riguardano proprio l'assunzione di personale. Non una parola sulle consulenze esterne o sulla vergogna degli stipendi dei manager pubblici!
La scorsa settimana è giunto nel settore pubblico l’accordo sulla precarietà tra CGIL, CISL, UIL e Governo: nessun impegno concreto solo una intesa fatta di parole in cui si accelera l'iter per una direttiva contenente alcune linee guida sul personale precario rimandando a tavoli settoriali per "affrontare le singole specificità".Insomma si gioca sulla pelle dei precari, ma in realtà si prende tempo in attesa che si decida in ambito governativo quali briciole accordare alla stabilizzazione dei precari visto che gran parte dei risparmi (frutto della contrazione del potere di acquisto di pensioni e salari) sarà destinato alle imprese. Nel frattempo l’incontro tra sindacati e governo sui rinnovi contrattuali si è risolto con un nulla di fatto: l’unica verità è che si allungano i tempi per la firma dei contratti della Pubblica Amministrazione scaduti da quasi 16 mesi ed è ormai chiaro l’obiettivo del Governo di annullare il biennio economico.
CGIL, CISL e UIL dopo aver tanto osannato la Finanziaria e tacitamente sostenuto la vergognosa propaganda del governo contro i dipendenti pubblici propedeutica alla firma del memorandum ed allo smantellamento della pubblica amministrazione, adesso addirittura minacciano lo sciopero!
Ed è veramente grottesco che la piattaforma su cui questi sindacati chiamerebbero i lavoratori allo sciopero preveda la richiesta di applicazione del memorandum, (che introduce umilianti meccanismi di valutazione dei singoli dipendenti da cui far scaturire l’accesso al salario accessorio), e l’estensione, anche al pubblico impiego, del passaggio del TFR ai fondi pensione, ennesimo attacco alla previdenza pubblica.
Nel frattempo, il tecnocrate Padoa Schioppa annuncia che l’extra gettito di 10 miliardi di euro (il c.d. tesoretto) andrà a beneficio delle imprese: per i lavoratori dietro qualche briciola per l’aumento delle pensioni minime, si nasconde l’aumento della età pensionabile e la revisione (in peius naturalmente) dei coefficienti di determinazione della pensione.
Insomma per i lavoratori pubblici niente contratti, niente stabilizzazione dei precari ma ancora una volta sacrifici….

RIAPRIAMO IN TUTTI I SETTORI DEL P.I. LA PARTITA PER RINNOVI CONTRATTUALI VERI (ALMENO 300 EURO DI AUMENTO)!
STABILIZZIAMO TUTTI I PRECARI!
DIFENDIAMO LA PREVIDENZA PUBBLICA CONTRO LE PROPOSTE DI ESTENSIONE DEL TFR AL SETTORE PUBBLICO!

18 marzo, 2007

La truffa continua: lo scippo del TFR si estende anche al TFS di Enti Locali e Sanità

Tra due o tre mesi anche enti locali e sanità saranno investiti dalla previdenza complementare portando a compimento quell'iter avviato con l'accordo del 7 dicembre 2004 tra Cgil Cisl Uil e il Governo Berlusconi.
Interessati non solo il personale a tempo indeterminato ma anche i lavoratori con contratto flessibile e quelli con contratto part-time.
Il 6 Marzo è stata sottoscritta l'ipotesi di accordo e le parti avranno 40 giorni per le verifiche previste dalla legge. Ma siamo certi che Aran e Governo definiranno celermente lo statuto e il regolamento del Fondo previdenziale e la Covip predisporrà il suo intervento con altrettanta solerzia.
Ma perchè tutta questa fretta per estendere la previdenza integrativa anche al pubblico impiego istituendo due fondi pensione?I fondi previdenziali costruiti nei settori privati registrano minori adesioni del previsto, segno che i lavoratori e le lavoratrici italiane non si fidano delle speculazioni finanziarie che potrebbero dissolvere i loro soldi.
Stanno arrivando notizie sul fallimento di alcuni di questi fondi, ultimo il Fondo Pensione del Teatro Carlo Felice di Genova: 300 tra pensionati e lavoratori del Teatro non sanno se riusciranno a recuperare quanto versato nel fondo di previdenza integrativa fondato nel 1971 con un accordo tra i sindacati e L’Ente Teatro.Ma sotto silenzio non è passato il CRACK di 40 milioni del fondo pensione della Cassa IBI, fallimento avvenuto nonostante numerose banche abbiano accordato incrementi stipendiali ai lavoratori che avevano optato per il fondo previdenziale.Negli ultimi anni le buste paga dei lavoratori pubblici hanno perso potere di acquisto, le pensioni con il calcolo contributivo avranno ulteriori perdite non inferiori al 20, 30%. Invece di rivedere i coefficienti e il sistema di calcolo per consentire ai pensionati di domani una previdenza dignitosa, si spendono soldi pubblici per sostenere il lancio della previdenza integrativa con 2,75 euro a lavoratore a carico del bilancio dello Stato e scaricando su Inpdap altri oneri.
Chi aderirà al fondo dovrà versare l'1% dello stipendio lordo. Un altro 1% sarà a carico del datore di lavoro. Il resto verrà dal TFS, ma saranno accantonamenti "virtuali": saranno infatti restituiti, rivalutati, l'ultimo giorno di lavoro.Felici e contenti CGil Cisl Uil e i pescecani dei fondi pensione. Lo scippo continua a discapito dei salari e delle pensioni che perdono sempre più potere di acquisto.
Prepariamoci anche nel settore pubblico a tenere il nostro TFS.Rimandiamo al mittente la truffa!

03 marzo, 2007

L’ingordigia del governo e di Cgil – Cisl – Uil sul TFR.

Il governo, ancora non sazio della pesantissima Finanziaria e del vistoso aumento di introiti dalla tassazione degli ultimi mesi, insiste nella "spremitura" dei salariati e dei pensionati.
Mentre si annuncia un'ulteriore attacco a pensioni già drammaticamente decurtate dalla "riforma" Dini e dopo aver avviato, con la trappola del silenzio/assenso, lo scippo del TFR nel settore privato, in un delirio di ingordigia oggi il governo, tramite il ministro Nicolais, annuncia che nel giro di un paio di giorni sarà pronto un provvedimento per sottrarre anche ai dipendenti pubblici la propria liquidazione.
Ancora una volta il governo Prodi si dimostra alleato e complice della Confindustria e del grande capitale finanziario quanto e più di Berlusconi che aveva messo in conto lo scippo del TFR per il 2008 nel settore privato e non prima del 2010 per il pubblico.
Addirittura entusiasti Cgil-Cisl-Uil per questa iniziativa che - parole del segretario Uil Angeletti - "renderà giustizia ai lavoratori pubblici". In realtà sono i sindacati concertativi a portare a compimento, grazie al governo amico, l'affare del secolo: se per il TFR del settore privato si calcolavano circa 20 miliardi di euro annuali da amministrare di concerto con i padroni nei Consigli di gestione dei Fondi pensione, figuriamoci che somma colossale avranno tra le mani se vi si aggiungeranno le liquidazioni del Pubblico Iimpiego.
Ma, dal punto di vista dei lavoratori/trici, i Fondi sono solo investimenti speculativi sul mercato finanziario che da un giorno all'altro possono fallire, come è capitato a famosissimi e apparentemente potenti Fondi negli USA e altrove.
Non abbandoniamo la certezza della nostra liquidazione, non consegniamo il nostro TFR alla speculazione finanziaria, organizziamo anche nel Pubblico Impiego la difesa del TFR e il boicottaggio dei fondi-pensione privati.
Roma, 11 gennaio 2007

Fermiamo la vergognosa campagna contro il personale della Pubblica Amministrazione!

E' in corso da tempo una vera e propria campagna denigratoria contro i dipendenti pubblici: in nome dell'"ammodernamento" e della "sburocratizzazione" della P.A. si susseguono dichiarazioni e proposte volte a dipingere gli impiegati pubblici come dei parassiti e dei perditempo. "Valutare attraverso una apposita struttura ogni singolo dipendente pubblico e licenziare i fannulloni" , dice il prof Ichino (ex consulente della Cgil oggi opinionista de Il Corriere della sera). "Valutazione sì ma da parte dei cittadini (?!) e mobilità per gli statali" replica la CGIL. In poche settimane la campagna ha prodotto i primi nefasti risultati: le esternazioni del prof Ichino sono approdate in una proposta di legge (che incontra il placet della maggioranza dei partiti di governo) consistente nell'istituzione di una apposita Autorità che dovrà controllare il livello di produttività dei lavoratori individuando il personale in esubero ed i lavoratori meno efficienti nei cui confronti dovrà essere disposta l'inibizione degli aumenti retributivi o addirittura il trasferimento. Ma come potrà una Authority verificare la produttività di ogni singolo dipendente? E se questo governo vuole realmente combattere la burocrazia che senso ha istituire una apposita struttura (che sa tanto di Tribunale dell'Inquisizione!) per controllare e punire i dipendenti pubblici?
In realtà ben altri sono gli obbiettivi di questa vergognosa campagna: - tagliare posti di lavoro - agganciare una quota sempre maggiore della retribuzione alla produttività da corrisponder solo ai più "meritevoli"; per i dipendenti meno meritevoli verrebbero addirittura inibiti gli aumenti contrattuali; - imbavagliare le Rsu, azzerare il potere di contrattazione nella Pubblica Amministrazione ed abbattere il potere di acquisto dei salari; - Favorire la svendita dei servizi pubblici e i nuovi processi di privatizzazione con il sostegno della opinione pubblica alla quale la Pubblica Amministrazione viene presentata come una macchina mangia soldi che protegge inefficienze di vario tipo.
La verità è che dipingere come fannulloni i dipendenti pubblici potrà tornare utile per non investire nella PA, nel lavoro e per smantellare i servizi pubblici! La verità è che attraverso questa campagna governo e sindacati amici (CGIL, CISL e UIL), vogliono occultare i veri problemi del settore pubblico acuiti dalla finanziaria appoggiata dai sindacati concertativi: dalla mancata stabilizzazione degli oltre 350.000 precari pubblici, ai miseri stanziamenti per i rinnovi contrattuali (già scaduti da un anno) previsti in finanziaria, ai tagli agli enti locali, alla vergogna degli stipendi d'oro dei manager pubblici, e delle clientele rappresentate dalle consulenze esterne! La verità è che Cgil Cisl Uil appoggiano ogni controriforma nel settore pubblico, come contropartita per aver ottenuto dal governo amico la gestione della previdenza integrativa attraverso la riforma del Tfr che tra qualche mese sarà estesa anche al pubblico impiego! I diritti, il salario e la dignità dei lavoratori pubblici non possono essere difesi da chi attacca il settore pubblico: è ora di dirlo chiaramente a CGIL, CISL, UIL, ed al governo!

12 febbraio, 2007

CONTRORIFORMA DEL PUBBLICO IMPIEGO:TRA MEMORANDUM E MANCATI RINNOVI CONTRATTUALI

La campagna denigratoria orchestrata nei confronti dei dipendenti pubblici ed approdata nella firma del memorandum da parte dal governo e dei sindacati governativi (CGIL CISL e UIL), ha qualcosa di veramente paradossale.
Il memorandum, che potrebbe apparire una innocua dichiarazione di intenti, contiene in realtà elementi molto pericolosi poiché attraverso la “valutazione della qualità dei servizi” si persegue l’obbiettivo di:
1) dimostrare l’inefficienza e l’improduttività di interi settori della P.A. per spalancare le porte allo smantellamento dei servizi pubblici ed alla ulteriore riduzione degli organici (gli strumenti utilizzati sarebbero la mobilità coatta ed i prepensionamenti), già ampiamente ridimensionati da decenni di blocco delle assunzioni.
In questa ottica si colloca, infatti, il ddl Lanzillotta che vuole mettere sul mercato i servizi pubblici locali (trasporti, asili, scuole) che costituiscono un “affare” di svariati miliardi di euro su cui le imprese già si apprestano a mettere le mani. Insomma l’ennesimo regalo che questo governo vorrebbe elargire a Montezemolo e soci, in modo da chiudere il cerchio di una finanziaria già oltremodo “magnanima” nei confronti della Confindustria
2) differenziare la retribuzione dei dipendenti pubblici corrispondendo quote sempre più consistenti di salario solo ai più “meritevoli” (il c.d. salario accessorio).
Pertanto, la valutazione dei dipendenti pubblici (da cui dipenderà la corresponsione di ingenti quote di salario) comporterà che il lavoro pubblico sarà “piegato” al raggiungimento di obiettivi imposti dall’alto (flessibilità oraria, riduzione degli uffici).
Ed è una vera e propria provocazione che questa vulgata pseudoculturale giunga proprio mentre circa 3.500.000 dipendenti pubblici attendono il rinnovo del contratto già scaduto da quasi quattordici mesi e con risorse stanziate in finanziaria assolutamente risibili!!
E nel frattempo governo e sindacati si apprestano ad estendere il furto del nostro TFR anche al settore pubblico, attraverso il passaggio del Tfr nella truffa dei fondi pensioni.
Proprio in questa fase in cui si parla sempre più a sproposito di riforma del pubblico impiego, vogliamo ribadire a coloro che vogliono affossare il servizio pubblico, ed impoverire ulteriormente il potere di acquisto dei nostri salari che il rilancio della P.A. non può che passare attraverso:
- l’apertura immediata delle trattative per i rinnovi contrattuali già scaduti da 14 mesi con aumenti in busta paga adeguati al costo della vita;
- l’ aumento generale delle pensioni, a partire dal boicottaggio dei fondi pensione che governo e sindacati concertativi si apprestano ad estendere anche al settore pubblico;
- l’avvio di un percorso serio di stabilizzazione di tutti i precari pubblici.

02 febbraio, 2007

Riunione nazionale dei Cobas Pubblico Impiego - sabato 3 febbraio 2006 dalle ore 9.30 alle ore 13.30 - Roma, viale Manzoni 55

Assemblea Nazionale

CONFEDERAZIONE COBAS

Roma 3 - 4 febbraio 2007


Sabato 3 febbraio
ore 14.00 - 19.30

Centro Congressi Cavour

via Cavour 50

Domenica 4 febbraio

ore 9.30 - 16.30

Istituto dei Salesiani via Marsala 42

26 gennaio, 2007

Memorandum sul pubblico impiego: ennesimo attacco al lavoro pubblico e alla contrattazione sindacale.

Il Governo e Cgil Cisl Uil hanno sottoscritto il 18/1/2007 un accordo su lavoro pubblico e riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, accordo che nel caso di Sanità ed Enti locali dovrà attendere l’approvazione del ddl Lanzillotta.
Noi crediamo che questo Memorandum getti una ipoteca negativa sulla contrattazione sindacale e stravolga l’impianto contrattuale: si tratta di una intesa che sposa la filosofia di chi propone la licenziabilità del dipendente pubblico presentato all’opinione pubblica come un irremovibile fannullone.
La Confindustria da anni chiede che la Pubblica Amministrazione e i servizi pubblici siano piegati agli interessi dell’impresa, invoca la esternalizzazione dei servizi e l’ingresso del mercato. Quello che è accaduto in questi anni è sotto gli occhi di tutti: le privatizzazioni non hanno diminuito la spesa pubblica (anzi è cresciuta) e nello stesso tempo la condizione retributiva e lavorativa degli esternalizzati è decisamente peggiorata creando sacche di sfruttamento e precarietà sempre più grandi.
Ad una prima lettura del Memorandum sembra sia ridimensionato il ruolo dei Dirigenti ma in realtà nasce una figura che è a metà tra il manager (con i soldi pubblici) e il tecnocrate che avrà una valutazione e un salario tanto maggiore quanto più raggiungerà alcuni obiettivi come il ridimensionamento delle dotazioni organiche, la intensificazione degli orari e dei carichi di lavoro, l’accorpamento di uffici (con perdita inevitabile di posti di lavoro).
Il Dirigente avrà quindi via libera nella definizione di una “migliore organizzazione della propria struttura” e in questa ottica si muoverà sempre meno nel rispetto dei diritti individuali e collettivi per favorire “gli obiettivi di gestione” (riduzione del costo del lavoro).
Come se non bastassero i Manager/tecnocrati, viene rafforzata la cosiddetta area Quadri intensificando le posizioni organizzative a discapito del restante personale della Pubblica Amministrazione che vedrà il proprio salario accessorio vincolato alla valutazione dei servizi.
Dietro il paravento della valutazione della qualità dei servizi (le c.d. pagelline) si vuole dimostrare l’improduttività di settori della P.A., per poi procedere all’accorpamento degli uffici con inevitabili riduzione degli organici.
Ed infatti, nell’ ottica della riorganizzazione della P.A. il personale pubblico, potrà essere costretto alla MOBILITA’. Dietro la promessa di qualche incentivo (c.d. esodi incentivati) chi non accetterà il trasferimento ad altri Enti o Ministeri dovrà accontentarsi di una buonuscita da prevedere e quantificare nei contratti collettivi.
Insomma la vergognosa campagna contro i dipendenti pubblici approda in un testo che mostra le reali intenzioni del governo e dei “sindacati amici del governo”: smantellare la pubblica amministrazione (altro che riorganizzazione e lotta alle esternalizzazioni!) e procedere gradualmente ad una riduzione del personale attraverso prepensionamenti e mobilità. E pensare che il numero dei dipendenti pubblici in Italia è inferiore alla gran parte dei paese Europei…
Ma questo Memorandum è negativo anche per i diritti sindacali e la contrattazione nazionale e decentrata, imbavaglia le Rsu togliendo loro materie fino ad oggi oggetto di trattativa, diminuendo il potere di contrattazione. In ambito nazionale verranno definite regole e criteri che saranno automaticamente recepite nei contratti nazionali e vincoleranno la stessa trattativa decentrata.
I lavoratori e le lavoratrici avranno sempre meno voce in capitolo e le decisioni che contano passeranno sulla loro testa. Flessibilità negli orari e nelle mansioni, mobilità, aumento dei carichi di lavoro avranno sempre più spazio nei prossimi contratti a discapito del recupero del potere di acquisto, dei riconoscimenti di mansioni superiori, e gli stessi aumenti salariali subiranno forti ridimensionamenti.
Il Memorandum parla di stabilizzazione del precariato ma ancora una volta si tratta di propaganda giocata sulla pelle dei precari: infatti l’unico dato certo della Finanziaria 2007 è che saranno stabilizzati solo 8.000 precari poiché mancano le risorse per la stabilizzazione di tutti i 350.000 precari pubblici.

Respingere questo memorandum è la base di partenza per rilanciare il ruolo pubblico e la dimensione sociale della Pubblica Amministrazione.

La propaganda giocata sulla pelle dei precari della P.A.

Il maxiemendamento alla finanziaria ha introdotto al comma 417 e seguenti un “Fondo per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro pubblici”, finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato di personale assunto con tipologie contrattuali atipiche.
In realtà tale comma, che dovrebbe costituire la risposta del governo alla legittima richiesta di assunzione di oltre 350.000 lavoratori pubblici, costituisce una norma a dir poco impalpabile: il fondo per la stabilizzazione, infatti, sarà da subito finanziato con 5 milioni di euro, ma verrà in seguito alimentato da presunti risparmi sugli interessi, conseguenti, alla riduzione del debito pubblico.
Somme, dunque, indefinibili e incerte, (eppure i dipendenti pubblici non possono essere retribuiti una tantum!) che senz’altro non porteranno alla soluzione del problema del precariato nella P.A.
Insomma nessuna assunzione a pioggia, come ha tenuto subito a precisare il Ministro della Funzione Pubblica Nicolais, ma la solita propaganda giocata sulla pelle dei precari!
Servivano stanziamenti e risorse economiche, arrivano invece pochi soldi e tanti vincoli: la finanziaria, infatti, parla espressamente di selezione per posti disponibili, a dimostrazione che non vi sarà nessun percorso serio e generale di stabilizzazione dei precari.
L’unica novità (sic!) è costituita dalla previsione, per i lavoratori assunti con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, di una riserva del 60% dei posti nell’ambito delle amministrazioni che bandiranno, se mai verranno banditi, concorsi per l’assunzione a tempo determinato: in sintesi si passa da una forma di precariato, le co.co.co. , ad un’altra forma di precariato, il lavoro a tempo determinato, senza alcuna prospettiva di trasformazione in contratto a tempo indeterminato.
Allo stato attuale l’unica certezza è che le risorse stanziate dal governo porteranno all’assunzione di non più di 8.000 precari (di cui 5.000 assunzioni erano previste già nella scorsa finanziaria).
A ciò si aggiunga che le stabilizzazioni riguarderanno soltanto i lavoratori a tempo determinato da almeno tre anni e purchè assunti mediante procedure selettive di natura concorsuale, e i CFL nell’ambito delle dotazioni organiche: rimangono fuori tutte le altre tipologie contrattuali precarie (i co.co.co, gli interinali, gli LSU, senza contare l’esercito degli esternalizzati).
Negli enti locali, poi, è prevista in finanziaria una ulteriore riduzione della spesa per il personale rispetto a quella sostenuta nel 2004.
Insomma dei circa 350.000 precari della Pubblica Amministrazione solo una minima parte vedrà stabilizzata la sua posizione lavorativa.
Se il Governo, intende realmente combattere il malfunzionamento della P.A., invece di insistere nella vergognosa campagna denigratoria contro i dipendenti statali, cominci a stabilizzare tutti i precari pubblici, considerato che questi lavoratori svolgono funzioni ordinarie e sistematiche all’interno degli enti!
Ma il governo Prodi, in continuità con le politiche del predecessore Berlusconi, ed ignorando il chiaro messaggio della manifestazione contro la precarietà del 4 novembre, continua nel processo di smantellamento della P.A, attaccando i diritti e la dignità dei dipendenti pubblici e riducendo i servizi che vengono resi alla collettività.

Via subito dall'Afghanistan

Il sondaggio di Ipr Marketing reso noto oggi cancella ogni dubbio: la maggioranza degli italiani/e vuole il ritiro delle truppe dall'Afghanistan, come ieri dall'Iraq; gli italiani/e non vogliono partecipare alle guerre che si fanno non contro il cosidetto "terrorismo", ma per accaparrarsi materie prime e ricchezze energetiche. I favorevoli al ritiro risultano il 56% mentre a voler restare è il 37%: uno scarto che toglie ogni incertezza. Tra gli elettori/trici dell'Unione lo scarto è di ben 30 punti (64 a 34). Perchè allora il governo intende sfidare, come pure consentendo l'allargamento della base Usa a Vicenza, il suo stesso elettorato? Non si tratta solo di sudditanza agli Stati Uniti: Prodi e D'Alema vogliono, grazie allo strumento militare, ingrandire il ruolo di "piccola potenza" dell'Italia, agevolando l’espansione di un capitalismo nazionale non in grado, con i soli strumenti economici, di battere la concorrenza. Dall’esaltazione dalemiana dell'esercito italiano “sesto del mondo come impegno all’estero” alla difesa del valore “unificante” della parata del 2 giugno, dal ritiro dall’Iraq concordato con gli Usa in cambio di un maggior impegno in Afghanistan all'intervento in Libano per potenziare gli interessi economici italiani nell’intero Medio Oriente, dall’ estensione delle basi Nato all’aumento delle spese militari nella Finanziaria, il governo Prodi ha accettato la logica della guerra permanente, cercando però di estendervi i proventi per il capitale italiano. E' dunque inaccettabile la passività con la quale la "sinistra radicale" parlamentare si sta preparando a cedere sia sul rinnovo della missione di guerra in Afghanistan, in cambio di fantomatiche "discontinuità" o "Conferenze di pace", sia sull'allargamento della base di Vicenza. Imponiamo al governo con la mobilitazione di tutto il movimento nowar - a Vicenza il 17 febbraio, e a Roma a marzo, durante la discussione parlamentare sul ri-finanziamento delle missioni - di ascoltare la volontà popolare, ritirando le truppe dall'Afghanistan e dagli altri luoghi di guerra e rifiutando la richiesta Usa per la base di Vicenza.

06 gennaio, 2007

Il maxiemendamento alla Finanziaria sulla precarietà

La novità rispetto alla prima stesura della finanziaria, consiste nella previsione, al comma 417 e seguenti del maxiemendamento, di un “Fondo per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro pubblici”, finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato di personale assunto con tipologie contrattuali non a tempo indeterminato.
In realtà tale comma, che dovrebbe costituire la risposta del governo alla legittima richiesta di assunzione di oltre 350.000 lavoratori pubblici costituisce una norma a dir poco impalpabile.
Il fondo per la stabilizzazione, infatti, sarà da subito finanziato con 5 milioni di euro, ma verrà in seguito alimentato con i conti dormienti, ovvero conti dimenticati dai titolari e dai loro eredi.
Si tratta, in sostanza, di risparmi sugli interessi, conseguenti, alla riduzione del debito pubblico: somme non definibili e non certe, (eppure i dipendenti pubblici non possono essere retribuiti una tantum) che senz’altro non porteranno alla soluzione del problema precariato nella P.A.
Insomma nessuna assunzione a pioggia, come ha tenuto subito a precisare Nicolais, il Ministro della funzione Pubblica, ma la solita propaganda giocata sulla pelle dei precari.
D’altronde che non vi sarà un percorso generalizzato volto all’assorbimento in ruolo di tutti i precari, si desume dal comma 418 del maxiemendamento, laddove si precisa che dovranno essere definiti i requisiti e le modalità di selezione dei soggetti interessati alla stabilizzazione: se il percorso di stabilizzazione riguardasse realmente tutti i precari della P.A, che necessità ci sarebbe di individuare modalità di selezione dei soggetti interessati?
Al di là della propaganda il maxiemendamento non introduce nessun percorso serio e generale di stabilizzazione.
L’unica novità (sic!) è costituita dalla previsione, per i lavoratori assunti con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, di una riserva del 60% dei posti nell’ambito delle amministrazioni che bandiranno concorsi per l’assunzione a tempo determinato: in sintesi si passa da una forma di precariato (le co.co.co. ) ad un’altra forma di precariato (il lavoro a tempo determinato).
Allo stato attuale l’unica certezze è che le risorse stanziate dal governo porteranno all’assunzione di non più di 8.000 precari (di cui 5.000 assunzioni erano previste già nella scorsa finanziaria).
A questo si aggiunga che nel p.i. le stabilizzazioni riguarderanno soltanto i lavoratori a tempo determinato da almeno tre anni e purchè assunti mediante procedure selettive di natura concorsuale, e i CFL nell’ambito delle dotazioni organiche: rimangono fuori tutte le altre tipologie contrattuali precarie. (i co.co.co, gli interinali, gli LSU, senza contare l’esercito degli esternalizzati).
Insomma dei circa 350.000 precari della Pubblica Amministrazione solo una minima parte vedrà stabilizzata la sua posizione lavorativa.
Se questo governo voleva dare un segnale di inversione di tendenza avrebbe dovuto cominciare stabilizzando i precari della P.A. considerato che nelle amministrazioni è lo Stato che assume direttamente ed ha potere per procedere all’assorbimento in ruolo dei lavoratori atipici: d’altronde, la riuscitissima manifestazione del 4 novembre ha posto al centro dell’attenzione la necessità improrogabile di abolire tutte le forme di precariato in tutti i settori lavorativi.
Ma questo governo, in continuità con le politiche del predecessore Berlusconi, continua a considerare la P.A non come una risorsa sulla quale investire, ma come un costo da contrarre sulla pelle dei lavoratori e a scapito dei servizi che vengono resi alla collettività.

20 dicembre, 2006

Accesso di cittadini stranieri al pubblico impiego

Nuova Ordinanza del Tribunale di Perugia
Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione dell’Avv. Francesco Di Pietro (Perugia) e dell’Avv. Giorgio Pallucco (Spoleto).

In tema di discriminazione ed accesso al pubblico impiego, segnaliamo l’allegata ordinanza 6.12.2006 del Tribunale di Perugia, che, in accoglimento di ns. ricorso, ordina all’ASL di Perugia di inserire la ricorrente cittadina iraniana nelle graduatorie di due concorsi, per soli titoli, a dirigente anestesista.

Tale pronuncia ha le seguenti particolarità:

1) è successiva a Cass. 24170/2006, che esclude gli stranieri dal pubblico impiego (sul punto: Francesco Di Pietro, "Pubblico impiego solo per i cittadini Ue", in "D&G - Diritto e Giustizia", n. 44, 2006, p. 19);

2) è la prima riguardante concorsi per soli titoli. Qui il giudice ordina all’ente di inserire la ricorrente nelle graduatorie già formate, e quindi di "aggiornarle". Le precedenti pronunce riguardano concorsi per titoli ed esami, ed il giudice ordinava di permettere la partecipazione alle prove concorsuali. ( Melting Pot - 19.12.06)

Pubblico impiego: legittimo il rinnovo continuato di contratti a termine

E’ lecito l’utilizzo di più contratti a termine con lo stesso lavoratore nel rapporto di lavoro pubblico, in deroga alla previsione che dispone la trasformazione a tempo indeterminato. Questo è quanto ha dichiarato la Corte Europea di Giustizia, con sentenza del 7 settembre 2006, causa C-53/04 e C-180/04, in cui ha affermato la piena legittimità, rispetto all'ordinamento comunitario, del d.lgs n. 165/2001 nella parte in cui ammette alle pubbliche amministrazioni l'utilizzazione di più contratti a termine, con lo stesso lavoratore, senza che questi siano trasformati in rapporto a tempo indeterminato, così come avviene con la normativa del settore privato. Tuttavia, il rinnovo continuato da diritto ad un risarcimento del danno in favore del lavoratore interessato. La vicenda vede interessato un cuoco di un’azienda ospedaliera pubblica che dopo di due successivi contratti a tempo determinato (il primo per il periodo 5 luglio 2001 - 4 gennaio 2002 e il secondo, firmato il 2 gennaio 2002 fino all’11 luglio 2002) si presenta sul posto di lavoro al termine del secondo contratto e viene formalmente licenziato. L’interessato impugna la decisione di licenziamento dinanzi al Tribunale di Genova, chiedendo a quest’ultimo, da una parte, di dichiarare, sulla base del d.lgs. n. 368/2001, la sussistenza di un rapporto lavorativo a tempo indeterminato con l’azienda ospedaliera e, dall’altra, di condannare l’azienda stessa al pagamento delle retribuzioni dovute e al risarcimento del danno subito. L’azienda ospedaliera resiste opponendo l’inapplicabilità dell’art. 5 del d.lgs. n. 368/2001, in virtù dell’art. 36 del d.lgs. n. 165/2001 che vieta alle pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di lavoro a tempo indeterminato. Il giudice, pur ritenendo che l’art. 36 del d.lgs. n. 165/2001, ha la natura di una lex specialis risultante dai principi costituzionali in materia di funzionamento e di organizzazione dei pubblici servizi, decide di sospendere il giudizio e di sottoporre la questione alla Corte. Orbene, com’è noto, il lavoro a termine è disciplinato dal d.lgs 6 settembre 2001, n. 368, che prevede la legittima instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo determinato tutte le volte in cui ricorrano ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo. Nel novero della fattispecie dei rapporti a termine devono rientrare tutti i contratti reiterati, indipendentemente dal periodo di stacco. Invero, la Corte di Giustizia è intervenuta in merito con la sentenza del 04/07/2006, considerando non conforme alle finalità della normativa europea la normativa nazionale che intenda per rapporti a tempo determinato solo i contratti o rapporti di lavoro separati gli uni dagli altri da un lasso temporale pari o non superiore a 20 giorni lavorativi, in quanto tale previsione consentirebbe l’assunzione di lavoratori in modo precario per anni, consentendo un eventuale utilizzo abusivo di tali rapporti da parte dei datori di lavoro. La violazione di precise disposizioni imperative, sfocianti in ipotesi patologiche del contratto a termine, comporta, quale effetto sanzionatorio la trasformazione del rapporto di lavoro da determinato ad indeterminato. Effetto che è precluso dal d.lgs n. 165 nel settore pubblico, in cui per il differente trattamento è stata chiamata in causa anche la Corte Costituzionale che con la sentenza n. 89 del 2003, ha respinto la richiesta di incostituzionalità dell’articolo 36 del decreto legislativo citato. Il rigetto si è fondato sulla necessità di salvaguardare il principio del concorso nell’accesso al pubblico impiego, la cui deroga è legittima solo quando è posta a miglior tutela dell’interesse pubblico, nei limiti della non manifesta irragionevolezza, ed è attuata mediante l’individuazione per legge di casi eccezionali. Nel settore privato, invece, la conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato è prevista dall'articolo 5 del d.lgs 368/2001 e scatta con efficacia retroattiva in modo automatico dalla data di stipula del primo contratto, quando due assunzioni si siano succedute senza soluzione di continuità, ovvero dalla data di assunzione di un secondo contratto a tempo determinato, se la riassunzione sia intervenuta in un periodo di dieci o venti giorni dalla data di scadenza del contratto (quando è rispettivamente di durata inferiore o maggiore di sei mesi) ovvero ancora dal ventunesimo o dal trentunesimo giorno successivo alla scadenza contrattuale, nel caso di prosecuzione indennizzata del rapporto. Nel settore del pubblico impiego, diversamente, si nega l'applicazione della conversione del rapporto, non tanto per la presenza di elementi di incompatibilità intrinseci all'istituto, bensì in ragione della sussistenza di specifiche norme di settore che escludono esplicitamente detta trasformazione. Al riguardo, la Corte Europea di Giustizia - che nella sentenza 4.7.2006 aveva già affermato la difformità al diritto comunitario di una legislazione nazionale che vieti in maniera assoluta, solo nel settore pubblico, la trasformazione di una successione di contratti, che hanno lo scopo di soddisfare fabbisogni permanenti e durevoli del datore di lavoro, a tempo determinato in un contratto di lavoro a tempo indeterminato - ha precisato che una normativa nazionale che preveda norme imperative relative alla durata e al rinnovo dei contratti a tempo determinato deve poter prevedere delle misure che presentino garanzie effettive di tutela dei lavoratori al fine di sanzionare debitamente tale abuso ed eliminare le conseguenze della violazione del diritto comunitario. Tanto premesso, – concludono i giudici della Corte – l’attuale normativa nazionale italiana, che nel settore pubblico, in caso di abuso derivante dall’utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato, esclude che questi ultimi siano trasformati in contratti o in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, diversamente da come avviene nel settore privato, in linea di principio, non osta, con il diritto comunitario, se tale normativa contenga un’altra misura effettiva destinata ad evitare e, se del caso, a sanzionare un utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato da parte di un datore di lavoro rientrante nel settore pubblico. Sanzione che nel vigente ordinamento italiano trova applicazione con il diritto ad un risarcimento del danno in favore del lavoratore interessato. (LaPrevidenza.it, 24/11/2006)

Corte di Giustizia UE , sez. II, sentenza 07.09.2006 n° C-180/04 - Gesuele Bellini

Nascerà l' Authority sul pubblico impiego ?

La proposta, elaborata da un gruppo di lavoro coordinato dal giuslavorista Pietro Ichino, è già stata presentata al presidente Prodi e ai segretari delle confederazioni sindacali. Nei prossimi giorni - sotto forma di disegno di legge, sarà depositata anche al Senato e alla Camera.
Questa volta Pietro Ichino, giuslavorista ed ex dirigente sindacale della Cgil, ha deciso di fare le cose in grande.
Stanco di "predicare" dalle colonne del Corriere della Sera, dove da molti mesi sta conducendo una sua battaglia contro i "fannulloni di Stato", la sicurezza del "posto fissso" (che tutela chi il lavoro ce l’ha ma non aiuta chi lo cerca) e l’inefficienza della Pubblica Amministrazione, Ichino ha collaborato attivamente alla stesura del testo di un disegno di legge che istituisce una vera e propria "Authority sull’impiego pubblico".
Nei giorni scorsi il progetto di legge-delega è stato presentato al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, al Ministro per la Funzione Pubblica, Luigi Nicolais e ai Segretari generali delle confederazioni sindacali maggiori, in vista della stipulazione del pre-accordo sul rinnovo dei contratti collettivi del settore pubblico, prevista per il 21 dicembre. Lo stesso progetto verrà presentato formalmente nei giorni prossimi alla Camera dei Deputati (primo firmatario Lanfranco Turci della Rosa nel Pugno) e al Senato da Antonio Polito (Margherita).
Oltre a prevedere l’istituzione della "Autorità per la valutazione delle strutture e del personale pubblico" il disegno di legge attribuisce al Governo tre deleghe legislative rispettivamente sulla valutazione del rendimento, sulla responsabilità dei dipendenti pubblici e sulle retribuzioni degli stessi.
L’Authority - si legge nel disegno di legge - svolgerà funzioni di valutazione per tutte le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, decreto legislativo n. 165 del 2001 e quindi anche per istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
La "blanda" valutazione dell'Invalsi verrebbe così sostituita da un meccanismo assai più rigoroso e stringente.
La proposta di legge mira infatti a creare un sistema di controlli e di valutazioni i cui esiti dovranno essere resi pubblici e messi a confronto a confronto con le osservazioni delle associazioni degli utenti, dei ricercatori universitari e altri osservatori qualificati, dei giornalisti specializzati, dei sindacati. Non solo, ma i dati raccolti dovranno anche essere messi in rete.
L’Authority dovrà costituire anche il punto di riferimento per la raccolta e l’elaborazione di tutte le segnalazioni e informazioni provenienti dalla società civile circa le patologie nel funzionamento delle amministrazioni statali o funzionanti con finanziamenti statali.
In alcuni casi potrebbero essere poste a carico dei dirigenti pubblici precise responsabilità disciplinari e contabili; l’Authority, infatti, potrà intervenire per evidenziare i casi di sovradimensionamento degli organici, o di inefficienza e/o improduttività nelle amministrazioni sottoposte al suo controllo.
"In questi casi - sostengono i promotori della legge - deve avere effettiva applicazione l’articolo 21 del Testo Unico del 2001, che prevede il licenziamento del dirigente per responsabilità oggettiva; quanto ai dipendenti di queste strutture, per essi dovrebbe stabilirsi la trasferibilità d’ufficio entro limiti geografici e professionali ragionevoli e l’inibizione degli aumenti retributivi fino al trasferimento". (La Tecnica della Scuola - 17.12.06)

Fassino:inevitabile alzare età pensioni.No aut aut su precari PA

Il segretario dei Ds Piero Fassino ha detto in un'intervista pubblicata oggi al Sole 24 Ore di ritenere inevitabile l'innalzamento dell'età pensionabile e che la pregiudiziale posta dai sindacati dell'assunzione dei 350.000 precari in cambio del sì alla riforma del pubblico impiego non è accettabile.

"Credo sia inevitabile", risponde Fassino, nell'intervista pubblicata dal Sole oggi in edicola, alla domanda se sia favorevole all'innalzamento dell'età pensionabile.

Di fronte alla contrarietà sul tema espressa dai sindacati, il segretario dei Ds dice di sapere bene che "alcuni temi sono difficili per i sindacati. Ma proprio per questo bisogna discuterne. Esiste un memorandum che ha anche indicato la traccia e addirittura la data entro la quale chiudere il negoziato: sono certo che se Cgil, Cisl e Uil lo hanno firmato, lo hanno fatto perché vogliono affrontare i problemi e arrivare a un'intesa".

"Vorrei che si parlassse di questo tema che interessa tanta gente - prosegue Fassino - uscendo da toni, come dire, punitivi. L'innalzamento dell'età pensionabile va affrontato, ad esempio, partendo dai cosiddetti lavori usuranti cui sia riconosciuta un'età più bassa".

"Poi, mi chiedo, perché non allargare il tema anche a forme di lavoro per chi sia in pensione ma ritenga di poter svolgere ancora proficuamente un'attività per la società".

Per quel che riguarda la attesa riforma del pubblico impiego, che il segretario dei Ds definisce "la più importante riforma per il Paese", e la condizione posta dai sindacati dell'assunzione dei 350.000 precari per dar via alla riforma, Fassino risponde al Sole che: "Se la stabilizzazione dei 350.000 è una pregiudiziale, non è evidentemente accettabile".

"La loro eventuale stabilizzazione va discussa all'interno di una radicale riorganizzazione del pubblico impiego".

Fassino individua poi i punti fondamentali su cui dovrà essere articolata la riforma della Pubblica Amministrazione. "Primo: bisogna continuare nelle semplificazioni... Più silenzio assenso, più autocertificazione. Meno passaggi per le autorizzazioni... ", dichiara al Sole 24 Ore.

"Secondo: l'organizzazione orizzontale del lavoro. Non più la verticalità dei singoli ministeri, staccati fra loro... Ma lavoro orizzontale tra ministeri, tra gruppi e per singoli progetti... E' evidente che per usare il personale con il modello orizzontale serve più mobilità, flessibilità nelle condizioni di lavoro".

"Certo serve anche una diversa articolazione contrattuale", conclude Fassino alla domanda se non sia necessaria anche più flessibilità nelle condizioni di remunerazione nei contratti pubblici. (Reuters - 17.12.06)

14 dicembre, 2006

Giù le mani dal TFR!

Ci risiamo: la TRAPPOLA del “SILENZIO/ASSENSO”, per indirizzare automaticamente il TFR nei Fondi Integrativi privati, scatta dal 1° gennaio 2007. Al 30 giugno 2007 i lavoratori, che non abbiano fatto espressa dichiarazione scritta, vedranno dirottato il proprio TFR nei Fondi pensione.La Finanziaria di Prodi ha anticipato ciò che il governo Berlusconi aveva fissato al 2008. Con una sorpresa: il TFR, che il lavoratore delle aziende private con più di 50 dipendenti dichiarerà di non voler destinare ai Fondi e quindi rimasto in azienda, comunque verrà dirottato all’INPS, non per rafforzare la previdenza pubblica, ma per finanziare le grandi opere (come Tav, Mose,..) ampiamente rifiutate dalle popolazioni.I lavoratori dipendenti, con salari sempre più vicini alla soglia di povertà, sono, con un gioco di prestigio, trasformati in investitori, finanziatori dello stato! E’ una beffa; ai lavoratori tocca il prelievo forzato dei propri soldi e alle imprese spetta una compensazione: alcune centinaia di milioni di euro inseriti in Finanziaria, stanziamenti che però, quando si tratta dei rinnovi contrattuali, non si trovano mai!Cgil-Cisl-Uil vorrebbero convincerci ad aderire ai Fondi privati, perché, dopo la “riforma” previdenziale di Dini del ’95, con l’introduzione del calcolo contributivo, le pensioni future corrisponderanno al 50% dei salari odierni. “Dimenticano” che la “riforma” Dini fu da loro appoggiata (e fatta passare con un referendum farsa) perché affermavano che salvava i conti dell’INPS e le pensioni pubbliche; ma ancora oggi non si applica la separazione tra previdenza ed assistenza nel bilancio dell’INPS, che invece, per le spese previdenziali, è in attivo. Il TFR è salario differito dei lavoratori, ma per lor signori è pura massa monetaria da investire sul mercato per regalare lauti profitti a Fondi aperti e chiusi, assicurazioni, banche, finanziarie.Negli ultimi anni centrodestra e centrosinistra hanno elevato la tassazione (ora al 23%) sul TFR, diminuendo quella sui Fondi, per rendere questi più appetibili per i lavoratori.

I Fondi non sono altro che investimenti speculativi sul mercato finanziario: oggi possono andar bene e domani fare fallimento; inseguire le incerte chimere dei fondi significa abbandonare la certezza del nostro TFR ed entrare in competizione con altri lavoratori. Enormi fallimenti dei fondi pensione sono notizia scontata: l’United Airlines ha lasciato un “buco” di miliardi di dollari con migliaia di dipendenti truffati e risarciti solo al 50% dallo Stato, cioè dalla collettività; né si dimentica il fallimento di Enron, Bethlehem Steel, Us Airways, Alaska Carpenter Fund (aveva investito in Parmalat!) e, in Italia, della Comit.Il vanto di Cgil-Cisl-Uil è che ultimamente alcuni Fondi hanno reso più del Tfr. Ma è uno specchietto per i merli; si tratta dei Fondi con investimenti a rischio, gli altri rendono poco. E, poiché la media si fa nell'arco degli anni, il gioco di mercato non ci dà alcuna garanzia. Altro specchietto per i merli sarebbe il “regalo” del padronato di quel 2% per i Fondi. Peccato che se lo riprenda come quota-costo nel CCNL, sottraendolo dai nostri aumenti.

L’ERGASTOLO DEI FONDI PENSIONE
Ma ancora più grave è che, con una semplice circolare, la COVIP (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), ha deciso che tutti i Fondi uniformino i loro statuti, rendendo irrevocabile, per il lavoratore che dall’1/1/2007 vi aderirà, il conferimento del proprio TFR ai Fondi pensione.
Quindi, chi, dall’1/1/2007, verserà il proprio TFR ai Fondi pensione, non potrà più uscirne, potrà esclusivamente (dopo due anni) cambiare Fondo. In caso di licenziamento il lavoratore recupererà la totalità del TFR versato al Fondo solo dopo 4 anni. L’adesione ai fondi si trasforma in un vero e proprio ergastolo.
Cgil-Cisl-Uil sono entusiaste; passa, nella Finanziaria, l'affare del secolo: 19/21 miliardi di euro annui da amministrare di concerto con i padroni nei Consigli di Gestione dei Fondi.I Fondi non hanno nulla del carattere solidaristico ed universalistico della pensione pubblica, sono rendite. Per le donne, che hanno una aspettativa di vita mediamente più lunga, se supereranno una certa soglia di età, la “pensione” integrativa automaticamente diminuirà. Se nel Cile fascista di Pinochet nel 1980 bastarono due decreti per cancellare la previdenza pubblica e rendere obbligatori i fondi pensione (…ma non per i dipendenti delle FF.AA. e dei corpi di polizia), nell’Italia del centrosinistra 2007, con il meccanismo-truffa del silenzio/assenso e l’ergastolo dell’irrevocabilità delle adesioni ai Fondi, si cerca di ottenere lo stesso risultato per movimentare l’asfittico mercato finanziario per la gioia di speculatori d’ogni risma. Né è casuale che da gennaio 2007, mentre partirà la campagna finanziata dal governo con soldi pubblici (17 milioni di euro stanziati in Finanziaria), oltre che dalle aziende e da Cgil-Cisl-Uil-Ugl, per il conferimento senza ritorno del TFR ai Fondi privati, si aprirà all’unisono la trattativa a perdere sulla previdenza pubblica che verterà (vedi il memorandum siglato da Cgil-Ciisl-Uil con Confindustria e governo) sulle due questioni centrali dell’adeguamento del coefficiente di trasformazione per le pensioni a sistema contributivo, il che comporterà una loro secca diminuzione, e dell’innalzamento dell’età pensionabile. Intanto in Finanziaria vengono aumentati dello 0,30% i contributi previdenziali a carico di noi lavoratori dipendenti. Promuovere la previdenza privata, scippando il TFR ai lavoratori, significa sottrarre risorse rilevanti alla previdenza pubblica. Cgill-Cisl-Uil, grandi sponsorizzatrici dei Fondi, saranno in un flagrante conflitto d’interessi quando andranno a trattare la futura “riforma” delle pensioni.

E Montezemolo & c., che nel 2005 hanno lucrato 41 miliardi di euro di profitti e ingrassano sulla precarietà dilagante, stanno per aprire un’altra trattativa con governo e Cgil-Cisl-Uil su un cosiddetto patto di produttività che, in cambio di qualche elemosina di ammortizzatori sociali, mira a raggiungere per i padroni la definitiva mano libera nella gestione e prolungamento degli orari di lavoro e il ridimensionamento del ruolo del CCNL..
Quanto accade oggi sul TFR è inaccettabile per i lavoratori. E’ una inaudita sottrazione del diritto a decidere sul proprio salario, con la collusione di governo, Confindustria, Cgil-Cisl-Uil-Ugl e centrodestra.
Urge che noi lavoratori e lavoratrici organizziamo subito, azienda per azienda e nel territorio, la DIFESA del NOSTRO TFR e il BOICOTTAGGIO dei FONDI PENSIONE PRIVATI. E’ un obiettivo fondamentale per difendere il nostro salario e la previdenza pubblica.

NON CONSEGNIAMO IL NOSTRO TFR
NELLE MANI DELLA SPECULAZIONE FINANZIARIA !


CONFEDERAZIONE COBAS Viale Manzoni 55 - 00185 Roma . Tel 0677591926 0670452452 - fax 0677206060 sito www.cobas.it - email cobas@cobas.it

12 dicembre, 2006

ELEZIONI-TRUFFA RSU DELLA SCUOLA:IN 1500 ISTITUTI I COBAS PRIMO SINDACATO CON IL 26%

Si sono svolte le elezioni-truffa delle RSU nella scuola. Perché “truffa”? Perché tali elezioni, oltre ad eleggere i rappresentanti sindacali nel singolo istituto, servono a decidere chi sono i sindacati “rappresentativi” nazionalmente, considerandoli tali se raggiungono il 5% come media tra la percentuale di voti ottenuta in tutte le RSU e quella degli iscritti/e. Il meccanismo di misurazione è aberrante: si valuta la rappresentanza nazionale per assegnare i diritti (compreso quello di assemblea) non, come sarebbe ovvio, su liste nazionali, con una scheda specifica e un’altra per la RSU, ma sommando i risultati delle liste di scuola.
Così, i lavoratori/trici di un istituto non possono votare il sindacato preferito se esso non ha un candidato/a alla RSU di quella scuola. E’ come non poter votare, in un condominio, per un partito alle “politiche” se almeno un inquilino non è tra i candidati di tale partito alle “circoscrizionali”.Per aggravare la truffa, ai COBAS (e ai “non rappresentativi”) non è stato permesso neanche di fare le assemblee nelle scuole per cercare i candidati/e: come se ad un partito, ancora non rappresentato in Parlamento, si vietasse di fare campagna elettorale. Dopodiché, i sindacati governativi hanno tempestato di circolari e ammonimenti quei pochi capi di istituto che intendevano concederci le assemblee, costringendoli a revocarle. Rispetto a tre anni fa, la repressione è stata totale e ci ha tolto ogni spazio elettorale. Va poi detto che i precari (un quinto della categoria) non hanno pieni diritti elettorali: un terzo di loro non può neanche votare e gli altri/e non possono candidarsi. E come ciliegina al cianuro su una torta avvelenata, la gestione della “macchina” elettorale è stata, nella grande maggioranza delle scuole, nelle mani dei sindacati di governo, che hanno spadroneggiato.
Abbiamo partecipato alle elezioni, seppure con la bocca tappata e ad armi del tutto impari, per contrastare questa sfacciata “dittatura” sindacale, e siamo riusciti a presentare liste COBAS in 1500 scuole. Per quel che ci riguarda, l’unico dato attendibile è il risultato in tali scuole, distribuite in tutte le regioni e in istituti di ogni ordine e grado. Solo in tali 1500 scuole chi voleva votare COBAS per assegnarci la rappresentatività nazionale ha potuto farlo. Ebbene, dai dati emersi finora, in queste scuole siamo passati dal 20% delle precedenti elezioni al 26% e siamo il primo sindacato, alla pari con la Cgil.
Invitiamo i partiti di governo a prendere atto del risultato e a intervenire urgentemente per ripristinare la democrazia sindacale nella scuola e negli altri posti di lavoro, ponendo fine al monopolio Cgil-Cisl-Uil imposto per legge (come sindacati di Stato “sovietici”), e facendo svolgere in tempi brevi elezioni su liste nazionali per vedere chi è rappresentativo. E con altrettanta urgenza il governo deve imporre al ministro Fioroni di restituire ai COBAS e a tutti i lavoratori/trici il diritto di assemblea, scippato dai sindacati di governo.

ELEZIONI SU LISTA NAZIONALE PER ASSEGNARE LA RAPPRESENTATIVITA’ NELLA SCUOLA
RESTITUZIONE DEL DIRITTO DI ASSEMBLEA AI COBAS E A TUTTI I LAVORATORI/TRICI

30 novembre, 2006

Malignità Antisindacali (da "Il Manifesto" - 29.11.06)

La legge Finanziaria prevede per gli enti locali alcune novità pericolose

Le gabbie salariali
Rispuntano, con la riscrittura dell’art 58, le minacce rivolte alla contrattazione decentrata limitando il potere di contrattazione delle RSU; se gli enti vogliono superare i limiti previsti dai tetti imposti attraverso il contratto nazionale, sono liberi di farlo ma dovranno pagare di tasca loro (per altro sugli enti e le amministrazioni ricadranno le spese aggiuntive in termini previdenziali derivanti dagli aumenti accordati)
Ci preoccupa la possibilità data ad una singola amministrazione ricca di erogare maggiori aumenti pagandoseli di tasca propria,. con sponsor e tagliando alcune spese (con le esternalizzazioni per esempio). In questo modo lo Stato non stanzia soldi e si creano le gabbie salariali, per cui i lavoratori alla fine avranno stipendi diversi pur lavorando con lo stesso profilo.
Nei prossimi mesi è quasi certa una riorganizzazione complessiva della Pubblica Amministrazione che colleghi aumenti e compensi accessori alle schede di valutazione indebolendo nello stesso tempo la contrattazione nazionale
A leggere alcuni giornali già si intravedono nuovi accordi, pessimi come quelli che hanno cancellato negli anni scorsi la scala mobile e aumentato l’età pensionabile determinando un forte taglio alle pensioni attraverso il calcolo sul modello contributivo ; una nuova intesa in nome della precarietà\flessibilità temperata e di un accordo complessivo su lavoro, contratti ed ammortizzatori sociali, questa volta introducendo cassa integrazione, mobilità nel pubblico impiego. E poi c’è chi vorrebbe scippare ai\lle dipendenti della Pubblica Amministrazione il TFS ( trattamento di fine servizio) per ingrossare gli affari della previdenza complementare

Aumenti contrattuali ridicoli
Gli aumenti sono meno di quelli erogati dal precedente Governo: abbiamo il 4,46% per due anni, il biennio 2006\7, ma attenzione che il 2% sarà dato nel 2007 e il 2,4 restante solo nel 2008, quindi bisognerà attendere un anno per avere gli aumenti del biennio precedente. In questo modo perderemo altro potere di acquisto. Cgil Cisl Uil hanno accordato un altro favore al Governo congelando per un anno i già esigui aumenti contrattuali ( se gli aumenti lordi in media si aggirano attorno a 80 euro, al netto saranno una trentina circa per i livelli medio bassi degli enti locali)
La foglia di fico, è quella che cgil cisl uil hanno deciso con l’ARAN ossia il fatto che al massimo 55 giorni dopo la firma dell’accordo gli aumenti contrattuali dovranno essere erogati. Ma attenzione: il Ministero ha previsto che nella fase decentrata ci si dovrà muovere secondo le linee tracciate dalla contrattazione nazionale e quindi niente aumenti superiori a quelli previsti dalla Manovra, a meno che a pagare le cifre superiori non siano gli Enti (che ovviamente faranno di tutto per contenere le spese)

Personale di ruolo
Gli enti sotto 5000 abitanti non dovranno più rispettare il patto si stabilità assumendo solo nei limiti del turn over, quindi non aumentare neppure di una unità gli organici . Immaginiamoci allora le nuove competenze affidate ai Comuni per capire come il mantenimento degli attuali
organici sia di per sé una penalizzazione considerato che negli ultimi anni abbiamo avuto un sostanziale blocco delle assunzioni
Gli enti che non hanno rispettato il patto di stabilità saranno poi impossibilitati ad assumere nel 2006.
Tetti di spesa?? Non c’è più l’obbligo di ridurre la spesa del personale che dovrà essere quella del 2004 , non un euro in più.
Si apre la strada a nuovi processi di esternalizzazione visto che il personale addetto agli uffici di supporto non dovrà superare il 15% dei dipendenti. E per personale di supporto si intende ragioneria, personale, tecnologico, supporti, manutenzione, affari generali e provveditorato, praticamente un pezzo significativo dei Comuni. Non una parola poi sulla indennità di vacanza contrattuale e sulla valorizzazione del personale enti locali. Di ragioni per scioperare il 17 Novembre scorso no

Precari senza fine
Quelli che subiscono la beffa della stabilizzazione sono proprio i co.co.co che avranno solo, in caso di 1 anno di anzianità di servizio, una riserva pari al 60% dei posti per le assunzioni a tempo determinato. (nessuna garanzia c’è riguardo al numero dei tempi determinati da assumere nei prossimi anni, anzi voci ricorrenti parlano di un loro forte ridimensionamento)
Non importa che esistano migliaia di co.co.co che operano nella Pubblica Amministrazione da svariati anni, al massimo essi potranno concorrere ad un contratto a tempo determinato previa selezione.
La vera e sola novità è stabilita dal fatto che i precari con contratto a tempo determinato assunti tramite selezione e con tre anni di servizio, anche non continuativi, tra il 2001 e il 2006 potranno essere assunti senza concorso pubblico
Ma nessuno ci spiega come sarà possibile assumere con i limiti di spesa previsti, per non parlare poi del fatto che i piani triennali delle assunzioni non è detto prevedano le assunzioni dei precari…

Si elimina il ricorso al concorso per questi precari a tempo determinato ma nello stesso tempo non si impone alle amministrazioni locali l’obbligo di assumerli. Nel frattempo migliaia di contratti a collaborazione e a tempo determinato non sono rinnovati
Questa è una autentica beffa a danno dei precari (co.co.co e a tempo determinato)
Altro che stabilizzazione!!!!