16 maggio, 2009
CON BRUNETTA È ORA DI DIRE BASTA!
20 aprile, 2009
14 aprile, 2009
Al ridicolo non c’è mai fine. Brunetta come il mago OTELMA!
Il Ministro Brunetta ama farsi pubblicità e utilizza i media per ogni suo spot. Peccato che le sue esternazioni non siano sostenute da dati oggettivi ma solo dalla volontà di tagliare servizi e posti nella Pubblica amministrazione.
Ignoto è il vero numero dei precari nella Pubblica Amministrazione e in questo anno il Governo non ha fatto nulla se non bloccare al 1 luglio 2009 ogni forma di stabilizzazione.
Nelle settimane scorse, il Ministro Brunetta ha inviato un questionario alle Amministrazioni per censire il numero dei precari, cosa che avrebbe dovuto fare molto tempo fa invece di denigrare i lavoratori pubblici e tagliando i fondi per il contratto nazionale e per la contrattazione decentrata
Ebbene, su 10886 amministrazioni consultate per il monitoraggio dei precari, solo 3.800 avevano risposto al 2 Aprile, ma la documentazione inviata fa scoprire un’altra verità ossia che il monitoraggio è finalizzato solo al personale con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato in possesso dei requisiti per la stabilizzazione previsti dall'Articolo 1, commi 519 e 558, della Legge 296/2006 e dall'articolo 3,comma 90, della Legge 244/2007.
Fatti alcuni calcoli sono esclusi i lavoratori socialmente utili, i co.co.co e co.co.pro, il personale a contratto, ossia svariate decine di migliaia di lavoratori/trici che operano magari da anni nella Pubblica Amministrazione.
Il Governo poi con la circolare 39 del 6-3-09 potenzia gli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione (a 90 giorni viene portato il trattamento massimo della disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti e requisiti normali, includendo gli apprendisti nella indennità ordinaria di disoccupazione), una sorta di card per i precari che non porta alcun beneficio al riconoscimento dei precari come forza lavoro né opera per la loro stabilizzazione nel Pubblico Impiego.
Mentre Il Governo chiude la porta alla stabilizzazione dei precari condannando i servizi pubblici alla privatizzazione, ecco arrivare l’ultima trovata (che penalizza in questo caso direttamente i lavoratori pubblici in procinto di andare in pensione). Nel maxiemendamento al D.L 5/2009 (misure di sostegno dei settori industriali in crisi), hanno presentato una proposta di emendamento che prevede per il 2009-2010-2011, per tutti i dipendenti di strutture pubbliche, (ma con alcune illustri esclusioni che riguardano magistrati, docenti universitari, e dirigenti medici), non solo il pensionamento al raggiungimento dei 40 anni di anzianità massima contributiva, ma anche il congelamento delle liquidazioni fino al 2013. Quindi alla beffa di perdere posti di lavoro senza la stabilizzazione dei precari, segue il danno economico.
Il Governo vuole affossare la pubblica amministrazione e il lavoro pubblico
E noi che si fa? Non dobbiamo permetterlo!!
09 marzo, 2009
Il disegno di legge di riforma del lavoro pubblico del Ministro Brunetta
Non bastava la finanziaria varata in 9 minuti e la famigerata Legge 133, l’infaticabile Ministro Brunetta continua la sistematica opera di demolizione della pubblica amministrazione. Ed ecco approvato, in perfetto stile bipartisan (il disegno di legge costituisce una sintesi tra l’idea di riforma della P.A. del sen. Ichino e quella di Brunetta) il disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione che troverà piena attuazione entro nove mesi (quando cioè verranno emanati i decreti attuativi). Manca, naturalmente, una qualsiasi idea di rilancio della P.A, ma in compenso il disegno di legge contiene tutti quegli ingredienti alla base della campagna anti dipendenti pubblici. Il DDL si muove su 3 filoni:
Riforma della contrattazione. In questo ambito l’obbiettivo è azzerare la contrattazione collettiva disciplinando gli istituti autoritativamente per legge. Il CCNL, rigorosamente ancorato ai vincoli di bilancio, assume una valenza meramente residuale. E naturalmente, equiparando le regole del pubblico a quelle del privato, segna il passaggio dalla biennalità alla triennalizzazione dei rinnovi. Ma di questo ringraziamo sentitamente anche la CISL, la UIL e l’UGL…
Meritocrazia e premialità
Dietro la stucchevole retorica sull’innalzamento degli standard qualitativi, si nasconde un sistema di valutazione delle strutture pubbliche che comporterà, addirittura, l’istituzione di un organismo ad hoc composto da 5 membri (per il cui funzionamento vengono stanziati tra il 2009 ed il 2010 circa 6 milioni di euro) che percepiranno mensilmente più di quello che annualmente percepisce un dipendente pubblico. A cascata, la valutazione riguarderà i singoli dipendenti, attraverso un sistema di incentivi e premi affidata alla piena discrezionalità dei dirigenti. La valutazione discrezionale ed unilaterale del dirigente impatterà pesantemente sul salario accessorio ma anche sulle progressioni di carriera. E con quali soldi il Ministro Brunetta vuole pagare i più “meritevoli” considerati i tagli al salario accessorio? Ma il ddl riconosce ai dirigenti potere di vita e di morte sul personale non solo per l’erogazione del salario accessorio, ma, più in generale, su tutti gli aspetti della gestione del personale. Insomma, dirigenti a guardia dei pericolosi dipendenti pubblici assenteisti e fannulloni…
Inasprimento delle sanzioni disciplinari
Si snelliscono le procedure relative alle infrazioni di minore entità, si prevedono specifiche ipotesi che comporteranno il licenziamento, viene introdotto il divieto di aumenti retributivi ai dipendenti di uffici individuati per gravi inefficienze, ed addirittura a carico del dipendente responsabile è previsto il risarcimento del danno patrimoniale nonché del danno all’immagine arrecato alle amministrazioni.
E dal 1 luglio la prima tranche di lavoratori precari (circa 60.000) saranno licenziati (le stime dicono che complessivamente in tre anni circa 200.000 lavoratori precari saranno messi alla porta). E’ chiaro che contro questo massiccio attacco ai lavoratori bisogna intensificare le iniziative e risposte di mobilitazione. Per il prossimo 28 marzo, in occasione dell’incontro fra i Ministri del Lavoro e delle Politiche sociali del G14, le forze del Patto di Base (Confederazione Cobas, Cub e SdL) hanno promosso una manifestazione nazionale a Roma aperta ai settori sociali, a cui seguirà un grande sciopero generale per il 23 aprile con manifestazioni articolate sul piano regionale.
02 febbraio, 2009
Un Accordo da Respingere!
linee sulla contrattazione sindacale
Le priorità del Governo e di gran parte dei sindacati non sono quelle di salvaguardare il potere di acquisto dei salari e delle pensioni, mai sceso così in basso negli ultimi decenni, né difendere i posti di lavoro. L’accordo del 22 Gennaio sul nuovo modello con- trattuale indebolisce i salari dei dipendenti pubblici e privati, una intesa che fa solo gli interessi di Confindustria e di un Governo che, tramite i suoi ministri Sacconi e Brunetta, manifesta ogni giorno l’obiettivo di ridurre alla impotenza il sindacato e al silenzio la forza lavoro, privilegiando una classe imprenditoriale che, invece di investire nella ricerca, chiude le aziende, licenzia il personale e porta i soldi nei paradisi fiscali per non pagare le tasse.
1.Si indebolisce il contratto nazionale la cui durata passa da 2 a 3 anni per la parte economi- ca e per quella normativa, un anno in più per far risparmiare solo i datori di lavoro.
2. ìl costo della vita è determinato da un nuovo parametro ancora poco chiaro ma sfavorevolevisto che l’aumento dei bene energetici (che determina la crescita di molte tariffe) non sarà calcolato.
3. nel settore pubblico le risorse da destinare agli incrementi salariali saranno decise dai Ministeri, ogni incentivo sarà poi concesso”gradualmente e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”, quindi gli aumenti di 40 euro al mese da poco stanziati per i contratti pubblici varranno anche per i prossimi anni. Con questa intesa non esisterà più la contrattazione nazionale
4. il contratto collettivo nazionale ne esce fortemente indebolito, infatti con la scusa della via sperimentale e temporanea potranno essere cambiati in peggio o sospesi (le cosiddette deroghe) importanti istituti contrattuali “per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale”
5. per evitare ogni conflitto sindacale, si stabiliscono alcune regole atte a limitare ulteriormente il diritto di sciopero, i cosiddetti periodi di tregua sindacale per consentire il regolare svolgimento del negoziato (nei fatti per impedire scioperi e mobilitazioni utili a strappare intese con più soldi)
6. invece di potenziare l’istituto della indennità di vacanza contrattuale (oggi con i ridicoli 8 euro medi al mese), si pensa a un indefinito nuovo meccanismo con copertura da stabilire nei singoli contratti (invece di stabilire cifre certe e uguali per tutti).
Il salario accessorio dipenderà dall’andamento delle imprese o per il pubblico dagli stanziamenti dei Ministeri (che tagliano sempre più fondi per favorire le privatizzazioni). Questa intesa non aiuta la crescita economica, ma affossa il potere di acquisto dei salari e indebolisce il potere di contrattazione.Respingere questa intesa è necessario e doveroso.
Una nuova scala mobile per recuperare potere di acquisto
Il rafforzamento del contratto nazionale
Fermare ogni ulteriore limitazione del diritto di sciopero
Aumenti adeguati al reale costo della vita
COBAS PUBBLICO IMPIEGO
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27 gennaio, 2009
Il pessimo accordo quadro sul modello contrattuale siglato da Confindustria, governo, Cisl, Uil e Ugl
governo e delle organizzazioni sindacali conniventi. L’asse su cui si basano le linee di riforma della struttura contrattuale, sono il ridimensionamento del Contratto collettivo nazionale (CCNL), rispetto al secondo livello di contrattazione, anche attraverso misure aggiuntive di detassazione, per accedere al quale, sarà necessario raggiungere determinati parametri di “produttività, qualità, redditività, efficienza”. Si vuole smantellare il CCNL e quegli elementi universalistici e di
solidarietà di cui è portatore, non prevedendo più aumenti salariali (se pur miseri) uguali per tutti, ma bensì ancorando il salario al raggiungimento di determinati parametri. Il CCNL diventa di conseguenza strumento principale della riduzione del potere d’acquisto dei salari dei lavoratori, con il superamento di fatto della titolarità negoziale delle categorie. Insomma i firmatari governativi e CISL, UIL, dopo aver falcidiato le retribuzioni con la sottoscrizione degli accordi del luglio 93, che hanno ingabbiato gli aumenti contrattuali al rispetto dell’inflazione
programmata (nella sostanza ciò ha comportato una perdita secca del 30% delle retribuzioni dei dipendenti pubblici negli ultimi 16 anni), invece di rafforzare il CCNL liberandolo dalla gabbia dell’inflazione programmata, si vogliono liberare del CCNL!! Il CCNL, con l’accordo, dura tre anni per la parte economica e per quella normativa, un anno in più per far risparmiare solo i datori di lavoro e sottrarre salario ai lavoratori: da un lato si dice di voler aumentare le retribuzioni, e dall’altro si allungano i termini per i rinnovi contrattuali!! Non una parola sulla reintroduzione della scala mobile quale unico strumento per salvaguardare il potere di acquisto dei salari falcidiato dall’aumento del costo della vita! Il contratto collettivo nazionale ne esce fortemente indebolito, infatti con la scusa della via sperimentale e temporanea potranno essere cambiati in peggio o sospesi (le cosiddette deroghe) importanti istituti contrattuali “per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale”, con una derogabilità totale nei comparti pubblici. Nel settore pubblico le risorse da destinare agli incrementi salariali saranno decise dai Ministeri e concessi
”gradualmente e compatibilmente “secondo i limiti stabiliti dalla legge finanziaria e potranno essere variabili e legati alla redditività e alla produttività. Quindi gli aumenti di 40 euro al mese da poco stanziati per i contratti pubblici varranno anche per i prossimi anni. Al posto del tasso d’inflazione programmata il costo della vita viene determinato con un nuovo indice previsionale IPCA (indice dei prezzi al consumo in ambito europeo) che viene sterilizzato dei beni energetici importati, quindi, con un valore più basso. Il recupero salariale rispetto all’inflazione reale avverrà nel privato nel corso del contratto vigente, nel pubblico addirittura nel corso del triennio
contrattuale successivo. Per evitare ogni conflitto sindacale, saranno stabilite alcune regole atte a limitare il diritto di sciopero in particolare per le aziende dei servizi pubblici locali e, relativamente al secondo livello di contrattazione, determinando l’insieme dei sindacati rappresentativi della maggioranza dei lavoratori che possono dichiarare sciopero dopo i cosiddetti periodi di tregua sindacale per consentire il regolare svolgimento del negoziato (nei fatti per impedire scioperi e mobilitazioni utili a strappare intese con più diritti e soldi). Vengono rilanciati gli enti bilaterali dove imprese e sindacati allineati potranno gestire la concertazione, i loro interessi e gli affari comuni. Questa intesa aggrava le condizioni di vita dei lavoratori, affossa il
potere di acquisto dei salari e indebolisce il potere di contrattazione. Respingere e mobilitarsi contro questa intesa è necessario e doveroso, per veri aumenti salariali adeguati al costo della vita e per la reintroduzione della scala mobile.
21 gennaio, 2009
Agenzia Entrate - Tra FPS e riorganizzazione
Il 2009 è cominciato ancora peggio di come era finito il 2008. Abbiamo sul tappeto due questioni che stanno prendendo la consueta piega negativa.
L’accordo nazionale dell’FPS 2007 è stato catapultato dal tavolo nazionale negli uffici e piano piano lavoratori e RSU locali si stanno rendendo conto di
divisione tra lavoratore e lavoratore.
Un ringraziamento alle OO.SS. nazionali, per quest’ultimo accordo, è doveroso!
RIORGANIZZAZIONE. Ribadiamo che non era mai successo che una legge dello stato, la legge 133 di Brunetta, fosse applicata e peggiorata con tale celerità. Nel giro di un paio di mesi sono stati “cambiati” i Direttori Regionali e sono stati rimossi i dirigenti “in esubero”, eludendo le ragioni di cassa, dato che per gli “esodi incentivati” ogni dirigente rimosso godrà di decine e decine
abbatterà a breve sia negli uffici centrali con accorpamenti/soppressioni/ridimensionamenti tutti da definire, che negli uffici locali con la nascita delle “mitiche” Direzioni Provinciali.
Se le funzioni lavorative del controllo, come pare, saranno accorpate, ci potremmo trovare, a breve, di fronte a mobilità consistenti che, nelle grandi città saranno devastanti, e a una confusione dei programmi/carichi/modelli di lavoro che migran tranquillamente dall’integrazione/polifunzionalità di funzioni e processi a tutti i costi, alla specializzazione tout court di uffici, aree, settori, competenze, tipologie di contribuenti ecc. Insomma si prospetta un crollo dell’organizzazione del lavoro (…e prima che si riorganizzi…) e un depotenziamento complessivo e definitivo della lotta all’evasione fiscale .
Se invece le funzioni del controllo rimarranno demandate in quota parte agli uffici, non si capisce il senso di tutto questo bailamme, dovendo tra l’altro architettare un’organizzazione ancora più complicata e ingestibile tra uffici e Direzioni Provinciali.
E comunque, i nascituri Uffici Territoriali rimarranno ancorati nella forbice della “frontiera calda” con i contribuenti e del “recinto deprofessionalizzato” per i lavoratori, col rischio nei prossimi annii esternalizzazioni verso il privato e, se va bene, verso gli enti locali (vedi vicenda Agenzia del Territorio
- Catasto).
Di fronte a tutto ciò, non bastano rituali comunicati sindacali o effimer richieste di convocazione che, quand’anche fossero esaudite, relegherebbero comunque i soggetti sindacali in causa al solo ruolo di testimoni di questo processo “riorganizzativo”.
C’è bisogno d’altro e subito, c’è bisogno di una sensibilizzazione sui pericoli incombenti della riorganizzazione
e di una urgente mobilitazione per difendere i diritti dei lavoratori, per avere garanzie sulla mobilità, sul salario, sulle mansioni, sulla riqualificazione e sulla formazione. Insomma, c’è bisogno di cominciare a risalire la china.
17 gennaio, 2009
11 dicembre, 2008
Venerdì 12 dicembre - Sciopero generale intera giornata
Le manifestazioni regionali e provinciali per lo sciopero generale del 12 dicembre
VE LA PAGATE VOI LA VOSTRA CRISI
12 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE
DELL'INTERA GIORNATA
No al salvataggio di banche fraudolente e speculatori
Usiamo il denaro pubblico per aumentare i salari, le pensioni, il reddito, gli investimenti in scuola, sanità, servizi sociali, beni comuni, sicurezza sul lavoro
Lo sciopero generale è indetto dalla Confederazione COBAS, dalla Cub e da SdL Intercategoriale
con Manifestazioni Regionali a:
ROMA P.della Repubblica ore 10
MILANO P. Cairoli ore 9.30
TORINO P. Vittorio ore 9.00
GENOVA P.de Ferrari ore 9.30
VENEZIA-MESTRE P.le Staz. Ferroviaria Mestre ore 9.00
FIRENZE P.S.Marco ore 9.30
NAPOLI P.Mancini ore 9.30
PALERMO P.Croci ore 9.30
CAGLIARI P. Garibaldi ore 10
Manifestazioni provinciali a:
BRESCIA P.Garibaldi ore 9.00
LIVORNO P.Cavour ore 9
PISA P.S.Antonio ore 9
POTENZA Largo Pignatari ore 9.30
BARI Sede Confindustria V.Amendola ore 9
BRINDISI P.Mercato della Commenda ore 9
TRIESTE


